Maarten Baas: «Sono creativo e caotico»

22 dicembre 2009 
<p>Maarten Baas: «Sono creativo e caotico»</p>

Maarten Baas è stato eletto designer dell'anno 2009. Olandese classe 1978, formatosi alla prestigiosa Design Academy Eindhoven (ma anche al Politecnico di Milano) è stato protagonista di Design Miami con una retrospettiva personale, in occasione della quale ha presentato la sua ultima creazione Shell, una sorta di gigantesco bozzolo-libreria con rivestimento a specchio.

Le sue opere sono così, poetici, un ibrido tra arte, scultura, artigianato e design (i suoi pezzi infatti sono unici, realizzati a mano, ben lontani dalla produzione industriale), ed è proprio questa loro natura a renderli interessanti.

Un altro esempio, il progetto-video Real time esposto a Milano nel 2009, che ritrae individui che muovono sistematicamente le lancette di un orologio. Divertenti e surreali, si possono ancora vedere su Youtube.

Così non ci siamo fatti scappare l'opportunità di intervistarlo ancora, dopo averlo incontrato la prima volta al Salone del Mobile 2009 di Milano...

 

Si definisca con tre aggettivi.
«Caotico, caotico e caotico».

Stato mentale attuale?
«Sono rilassato, ho molte cose da fare ma senza pressione. In definitiva: sto benissimo».

Quali sono le sue fonti di ispirazione?
«Qualsiasi cosa può essere fonte d'ispirazione, attingo un po' dappertutto: persone, tv, musica, natura… ».

Di quale pezzo che ha realizzato si sente orgoglioso?
«I mobili Clay furniture sono stati un momento di svolta determinante: così fragili, per niente tecnici, naif e goffi. Sono stato molto orgoglioso di presentarli e sono fiero del loro successo».

Come definirebbe il design?
«Semplicemente non lo definirei. Mi piace esplorare nuove terreni. Definire il design sarebbe come darmi dei limiti. Inoltre, è completamente inutile in quanto non capisco l'esigenza di definire le cose; molte persone lo fanno, ma io posso vivere senza definizioni».

Cosa non può mancare nella sua casa?
«Le mie necessità di base: la casa non dovrebbe essere troppo fredda, dovrei avere una doccia e la possibilità di farmi del tè».

Qual è il suo motto?
«Non avere un motto».

Nomini un giovane designer promettente da tenere sott'occhio
«Suzanne van der Aa».

Nomini un designer del passato, ormai dimenticato, che apprezza molto.
«Sì, certo… eh, certamente sarebbe… come si chiama?! Mmm… credo di essermi scordato il suo nome…».

Qualche idea per il suo futuro?
«Bere una birra con i ragazzi dello studio…».

Cosa suggerirebbe a uno studente di design?
«Quand'ero studente ero molto insicuro, esitante su tutto, sperso. In realtà, questo è stato un bene perché mi ha permesso di essere più attento e acuto, aspetti fondamentali per un lavoro creativo. Ma talvolta ha costituito anche un blocco. Quando riuscivo a liberarmi delle mie insicurezze, accantonarle per un momento e gettarmi a capofitto nelle cose in cui credevo, per me era una conquista. Ho quindi capito che non potevo fare miracoli, ma almeno potevo fare le cose che mi piacevano, al meglio delle mie possibilità. Questa convinzione mi è servita per andare avanti invece di fossilizzarmi nelle mie insicurezze e dubbi».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).