Rossella Calabrò: «Matrigne, fate come me»

08 aprile 2010 
<p>Rossella Calabrò: «Matrigne, fate come me»</p>

Rossella Calabrò ne è sicura: matrigne si nasce, è una predisposizione genetica all'adozione universale. E se lo dice lei, matrigna da una decina d'anni e anima fondatrice del Club delle matrigne, c'è da crederle...

Nato da circa due anni, fecondo al punto da avere prodotto due libri (Uova di matrigna e Mogliastre, manuale semiserio per seconde mogli e matrigne di Rossella Calabrò ed. ExCogita) più un altro in uscita a settembre (sempre a firma della Calabrò), il club è un momento di incontro per «tutte le donne che hanno scelto compagni o mariti di seconda mano, con figli avuti da altre». Una situazione sempre più diffusa, che tocca oramai moltissime donne.

Come mai un club delle matrigne?
L'idea di fare qualcosa mi frullava già da un po'. Quando un paio d'anni fa ho letto del club delle matrigne fondato a Parigi da Marie-Luce Iovane-Chesneau (Club des Marâtres) ho preso un aereo e sono andata subito a conoscerla. Quindici giorni dopo il mio rientro nasceva la versione italiana del club.

In che senso la 'versione italiana'?
Le nostre cugine francesi sono più serie, i loro incontri si svolgono la mattina e si ricollegano alla tradizione dei caffè letterari. Noi siamo più scanzonate, tendiamo a sdrammatizzare il più possibile anche le situazioni più difficili e i momenti più delicati.

Quando vi riunite?
Noi ci troviamo per l'aperitivo (a I Classici del Caffè di Milano ogni primo lunedì del mese, ma il club si sta diffondendo anche in altre città italiane ndr), e il tasso alcolico incide sulla scioltezza degli interventi! Scherzi a parte, nessuna di noi ha la formazione necessaria per impostare i nostri incontri su base terapeutica. Qualche volta abbiamo degli specialisti come ospiti (uno psicologo, un avvocato, etc.), ma generalmente gli aperitivi delle matrigne sono un modo per incontrarsi, condividere i problemi e i successi, per stare insieme e confortarci le une con le altre.

La condizione di matrigna è davvero così dura?
Si, perché all'inizio della tua storia con un uomo già equipaggiato di figli (che però non ha avuto con te) tutte noi commettiamo lo stesso errore: sopravvalutiamo le nostre forze e sottovalutiamo i problemi a cui andremo incontro. Primo fra tutti l'insicurezza: emotiva e sociale. La prima ti fa sentire inadatta, ti convince di non essere abbastanza amata e ti rende gelosa di tutto.

E l'insicurezza sociale da dove nasce?
Dal fatto che la matrigna non ha uno status giuridico: senza delega non possiamo andare a prendere i figli di nostro marito a scuola né a parlare con i professori, non possiamo accompagnarli a fare una vaccinazione o dal dottore, non possiamo viaggiare da sole con loro. Questo rende tutto più difficile, perché se già per la legge non sei nessuno figuriamoci per la società.

L'INTERVISTA CONTINUA...

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