Tutto Cartier-Bresson a New York

10 aprile 2010 
PHOTO HENRI HENRI CARTIER-BRESSON - © HENRI CARTIER-BRESSON / MAGNUM PHOTOS, COURTESY FONDATION HENRI CARTIER-BRESSON

È una mostra con la "m" maiuscola proprio come quelle del museo che la ospita, il MoMA di New York, l'antologica di Henri Cartier-Bresson.

300 foto, di cui almeno un quinto mai mostrate al pubblico, a ripercorrere i 60 anni di carriera - dal 1929 al 1989 - di uno degli artisti più influenti della storia della fotografia.

Divisa in 13 sezioni, solo le prime due cronologiche: l'esposizione parte con 34 stampe degli anni '30 in cui Cartier-Bresson diviene pioniere del modernismo fotografico sperimentale.

Sono 18 invece le stampe che introducono al Cartier-Bresson fotogiornalista della Seconda Guerra Mondiale e delle trasformazioni politiche e sociali in Asia.

La durissima esperienza, durante la guerra, come prigioniero dei Nazisti per quasi tre anni lo cambia profondamente ed è nella cronaca che trova sollievo: cercando chiarezza negli eventi riesce a trovarne un po' per sé e a raccontare al mondo la rapidità e l'importanza degli avvenimenti internazionali.

Da qui in poi la mostra ha un'impronta prettamente tematica mirata a raccontare i suoi spostamenti in un mondo ancora poco intaccato dal turismo. Lo sguardo di Cartier-Bresson sulle usanze delle diverse culture è delicato e rispettoso. Sono le persone i protagonisti dei suoi scatti: la presenza umana è una costante a cui non rinuncia mai proprio perché fondamentale nel suo rapporto con il Paese che sta visitando e fotografando.

Si passa poi all'Unione Sovietica (fu il primo fotografo occidentale ad essere ammesso nel Paese dopo la morte di Stalin) e agli Stati Uniti: pochi conoscono questi scatti, che per una volta abbandonano la neutralità di Cartier-Bresson con una critica dichiarata al razzismo e all'avidità del Paese. Nel 1958 documenta la Cina di Mao Tse-tung.

Ma Cartier-Bresson è stato anche un grandissimo ritrattista: " solo" 34 le immagini in mostra (tra i tanti, Pierre Bonnard, Henri Matisse, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Albert Camus) sulle quasi 1.000 raccolte nel corso della sua carriera.

La mostra si conclude con uno sguardo alla modernizzazione degli anni '60 nel mondo: ancora una volta Cartier-Bresson cerca di ritrarre con neutralità l'avvento di un turismo di massa e del consumismo, ma è palese la nostalgia che traspare da questi scatti per un'epoca che ormai non tornerà più.

La mostra è un viaggio nell'universo di un genio della fotografia, il cui lavoro è stato troppo spesso associato solamente alla sua terra natale, la Francia. Un'occasione, questa, per spaziare ben oltre nel suo animo e nel suo lavoro.

Info in pillole

Cosa: Henri Cartier-Bresson: The Modern Century, retrospettiva
Dove: New York, MoMA, Museum of Modern Art, 11 West 53rd Street
Quando: dall'11 aprile al 28 giugno, da mercoledì a lunedì dalle 10.30 alle 17.30 venerdì dalle 10.30 alle 20, martedì chiuso

Ingresso: $20 intero, $12 ridotto

Info
: www.moma.org



Ci piace perché: non c'è nessun rivale al bianco e nero di Cartier-Bresson

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