Lavoro e maternità, ecco
come cambiano le aziende

24 giugno 2010 
<p>Lavoro e maternità, ecco<br />
 come cambiano le aziende</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Part time più flessibili, maternità anticipata reversibile, congedo facoltativo frazionato. E poi maggiori agevolazioni fiscali e più strutture pubbliche come asili e scuole. È quello che chiedono le aziende impegnate a riorganizzare i propri assetti lavorativi in funzione di una migliore conciliazione dei tempi famiglia-lavoro.

Se ne è parlato oggi a Milano, durante la presentazione dei primi risultati legati al progetto Moms@Work, il servizio di intermediazione professionale, promosso da Gi Group e dedicato alle mamme che vogliono riposizionarsi in maniera adeguata nel mercato del lavoro.

«In pochissimi mesi abbiamo già raccolto 3100 curriculum», spiega Anna Zavaritt, consulente del progetto. «Sono donne per il 70% dei casi laureate, con esperienza, costrette a lasciare il lavoro per mancanza di flessibilità di orari dopo il 2° o 3° figlio. Ma che adesso vogliono rimettersi in gioco».

Perché le mamme che lavorano sono spesso risorse molto qualificate e motivate a lavorare per obiettivi, ottimizzando tempi e produttività. Inoltre, «in virtù del fatto che il fattore tempo è per loro fondamentale», precisa Zavaritt, «sono determinate a massimizzarne l'utilizzo sul lavoro, eliminando tempi morti e inefficienze, con effetti positivi sulla produttività oraria».

Ci sono aziende, per fortuna, che questo l'hanno già capito. E si sono riorganizzate in modo da adottare soluzioni adeguate, come orari di lavoro e part time flessibili, telelavoro o misure family-friendly che vanno incontro alle necessità dei genitori che lavorano. Qualche esempio? La San Pellegrino ha creato un campus estivo per i figli dei dipendenti, la Codevintec ha organizzato postazioni di telelavoro per neomamme o neopapà, mentre alla Accor, oltre alla maggiore flessibilità di orario, esiste per i dipendenti il servizio "maggiordomo" cui affidare le commissioni personali extralavorative e risparmiare tempo quando se ne ha già poco.

«Su 80 aziende contattate sono 58 quelle che, in varia misura, hanno già adottato misure di flessibilità, riconoscendo i benefici dovuti alla gestione attiva delle proprie risorse», ha chiarito Anna Zavaritt. «Quelle che non hanno introdotto cambiamenti, non lo fanno per timore dei costi, ma anche della riorganizzazione delle risorse».
Vero è, infatti, che il 60% delle aziende contattate ha scarsa conoscenza del contesto normativo e organizzativo da utilizzare per migliorare la flessibilità del lavoro, mentre un altro 20% ha introdotto più flessibilità ma lamenta una rigidità normativa che non consente di adottare misure ancora più adeguate.

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