«È la vita che sceglie»: Silvia Nucini racconta le mamme

18 novembre 2010 
<p>«È la vita che sceglie»: Silvia Nucini racconta le mamme</p>

Per essere mamma non serve partorire. Non basta. La maternità è qualcosa che arriva "prima" e nasce dall'istinto di protezione di cui sono fatte le donne. Naturalmente portate a prendersi cura di un altro essere vivente prima e meglio che di se stesse. Ci sono quelle che si sentono madri del proprio cane, quelle che crescono il marito, quelle che letteralmente "partoriscono" ogni giorno il proprio lavoro. Di queste donne, e non solo di loro, parla la giornalista di Vanity Fair Silvia Nucini nel libro È la vita che sceglie - Non bisogna fare un figlio per essere madre (da oggi in libreria, Mondadori, pp. 145, 17,50 euro).

L'autrice è madre di due figli ma non è stato questo a spingerla a scrivere. «Sono state le storie - spiega - Mi sono accorta che quasi tutte le persone intorno a me avevano una maternità tutta loro da raccontare. Ho capito che ci sono modi diversi di essere madre e ho pensato che sarebbe stato interessante raccogliere queste esperienze». Il risultato è un affresco variopinto e sorprendente di ciò che significa essere donna oggi. C'è la precaria che si ritrova a 40 anni senza un lavoro fisso né una famiglia, c'è quella che diventa mamma ancora giovanissima e c'è la donna in carriera che di famiglia proprio non ne vuol sapere.

Tra casualità e rinunce, diventare madre è lo spartiacque fra un percorso di vita e l'altro ed è da questo bivio che la Nucini si è lasciata ispirare. Gli uomini non ne escono benissimo. Superficiali, deboli, la loro figura contrasta con quella di compagne più forte, spesso costrette più di loro ad assumersi responsabilità. «Ma non bisogna incolparli - spiega l'autrice - è cambiata la società e sono cambiati i rapporti di forza tra i sessi. Sarebbe stupido accusare una parte soltanto».

Il libro tocca anche il tabù del rifiuto della maternità. Ci sono donne che arrivano a 40 senza figli e né rimorsi per non averne fatti. «Una di loro ha aperto un blog - racconta la Nucini - e ha ricevuto tantissimi post che dicevano: finalmente, ecco qualcuno che la pensa come me». Ma di questo in Italia non si può (ancora) parlare. A costo di cadere nel retorico, l'autrice ricorda che «per gli italiani la mamma è importante. E poi, naturalmente, c'è la Chiesa. Insomma, da noi dire che non vuoi avere un figlio è più difficile che in altri Paesi». Perché si è donne complete solo se si mette al mondo un altro essere umano. E quelle che decidono di dar luce ai propri obiettivi e incanalare l'istinto materno verso circuiti meno tradizionali vengono additate come egoiste, snaturate. Donne in cui "c'è qualcosa che non va".

Certo, tenere un figlio fra le braccia è un'emozione inspiegabile e l'autrice questo lo sa. Lei che 12 anni fa venne travolta da «un lacerante bisogno di maternità» subito dopo un aborto spontaneo. «Credo che avere un bambino sia la cosa più bella del mondo - ammette - ma rispetto le donne che la pensano in modo diverso. Come dice il sottotitolo del mio libro, anche quelle che non hanno figli possono essere madri, a modo loro». Una volta nato, il figlio diventa poi il protagonista che ti cambia la vita per sempre, quello che costringe ad accettare la sfida di crescerlo. «Ma questa è un'altra storia - conclude l'autrice - e ci vorrebbe un altro libro per raccontarla».

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