Mamme insonni, sos lavoro

23 novembre 2010 
<p>Mamme insonni, sos lavoro</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Meno ore di sonno e interruzioni frequenti del riposo sono una minaccia per la salute e per il benessere: i genitori di neonati e bambini lo sanno bene. Ma, a quanto pare, il problema riguarda molto di più le mamme,  che sono portate a svegliarsi di notte per accudire i figli due volte e mezzo più dei loro compagni. Lo dice uno studio dell'università del Michigan.

Ma un sonno poco ristoratore può avere gravi conseguenze, non solo sulla salute: «Questa incombenza, che grava sulle donne, contribuisce alla disparità nella retribuzione e negli avanzamenti di carriera», spiega la sociologa Sarah Burgard, ricercatrice dell'Institute for Social Research, che ha analizzato i dati che riguardano il comportamento di 20 mila genitori, dal 2003 al 2007. 

«Le donne devono affrontare la frammentazione del sonno e la minore qualità del riposo proprio in una fase cruciale della loro carriera - continua la sociologa -. Gli anni successivi alla prima gravidanza sono anche quelli in cui le donne costruiscono e stabilizzano il loro percorso lavorativo. Le opportunità di avanzamento di carriera possono risentirne, se le donne riducono le ore di lavoro, o se le loro performance peggiorano per la stanchezza. Di conseguenza, l'interruzione del sonno può rappresentare una "ammenda di maternità", spesso sottovalutata, che influenza negativamente le possibilità di benessere».

Tra le coppie in cui entrambi i genitori lavorano e hanno un bambino che ha meno di un anno, il 32 per cento delle donne ha riferito di interruzioni del sonno per deve badare al figlio, contro appena l'11 per cento degli uomini. Il riposo migliora a mano a mano che i bambini crescono: quando hanno uno o due anni, il numero di mamme lavoratrici che segnala i risvegli notturni scende al 10 per cento, contro il 2 per cento dei papà, e quando i bambini compiono 3 anni, le percentuali diminuiscono fino al 3 per cento delle madri e all'1 per cento dei padri. Ma il divario fra la donna e l'uomo rimane comunque.

Quello che secondo la Burgard è davvero sorprendente è che «le differenze di genere, nelle interruzioni del sonno notturno, rimangono tali in tutte le fasce sociali, a dispetto di occupazione, reddito e istruzione. Anche nelle coppie dove sono le donne le sole a lavorare, il 28  di loro si alza per prendersi cura dei bambini. Quando a guadagnare è solo l'uomo, gli tocca svegliarsi di notte solo nel 4 per cento dei casi».
Una possibile soluzione? «Per i genitori, un buon metodo potrebbe essere quello di discutere e stabilire i turni per chi debba alzarsi per prendersi cura del bambino».

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