In Italia nascono ogni anno 60mila bambini bilingue di seconda
generazione e i minori che potenzialmente parlano due idiomi sono
850mila (dati SSLI, ottobre
2010). Siamo un Paese multietnico a tutti gli effetti, eppure di
bilinguismo si parla e si scrive ancora poco. In Rete, però, esiste
un blog, Bilingue per gioco, creato due anni
fa da Letizia Quaranta, madre di un bambino che
parla perfettamente italiano e inglese. «Ho sentito il bisogno di
raccontare la mia esperienza - spiega a Style.it - perché crescere
un figlio bilingue non è facile. Spesso le mamme che parlano due
lingue cercano di trasmetterle in modo confuso, alternando nel
corso della giornata la lingua madre e quella del Paese d'adozione,
senza una routine. È invece importante avere un metodo, o meglio
una metodica, e una routine. I bambini ne hanno bisogno,
soprattutto da piccolissimi ».
Parlare quindi la lingua del genitore straniero per due ore al
giorno, in fasce orarie stabilite, è ad esempio un buon modo per
coltivarla. Oppure i genitori possono stabilire di parlarla a
tavola, o mentre si gioca la sera, prima di andare a dormire. Ma
perché è importante mantenere il bilinguismo, anche se la lingua in
questione non è tra le più diffuse? «Per una questione di identità
- continua Letizia -. Quando i bambini diventano adulti, il fatto
di non conoscere la lingua paterna o materna viene percepito come
una perdita».
Già, i genitori: secondo Letizia, sono loro il vero problema. «Le
mamme di oggi sono molto apprensive - precisa - e, appena il
bambino ha una difficoltà, danno la colpa al bilinguismo. Se i
genitori non sono motivati, è difficile che il figlio apprenda.
Devono credere fino in fondo nell'importanza di coltivare le lingue
e modificare il registro di insegnamento a seconda dell'età del
bambino».
Tra l'altro, secondo uno studio recente, pubblicato su PNAS
(Proceedings of the National Academy of Sciences of the United
States) e condotto dal professor Jacques Mehler
insieme ad Agnes Kovacs della
Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste,
crescere in una casa in cui si parlano due lingue avvantaggia i
bambini. In particolare, vivere a fianco di mamma e papà ad esempio
inglese ed italiano o spagnola e tedesco, migliora le loro funzioni
esecutive, processi fondamentali per eseguire compiti non solo
verbali, ma di gestione e pianificazione di attività e
coordinazione delle azioni.
Da anni il professor Mehler, direttore del laboratorio
Linguaggio, cognizione e sviluppo della SISSA, studia la
plasticità del cervello che permette di imparare due o più idiomi.
Nel suo studio ha osservato bambini di 12 mesi - sei bilingue, sei
monolingue - impegnati in un compito che richiede il controllo
delle funzioni esecutive, ed i risultati dei due gruppi sono stati
messi a confronto. I bambini bilingue hanno risposto bene e
rapidamente, mentre i loro coetanei monolingue hanno avuto più
difficoltà. Il cervello dei bambini bilingue, spiega il professor
Mehler «è più duttile, perché più allenato a distinguere fra
stimoli provenienti da lingue diverse, senza che queste
interferiscano fra di loro».