«La scuola non è la casa dei bambini. Sono contraria
all'apertura delle scuole durante la pausa natalizia, perché ben
altre sono le soluzioni utili alle famiglie». È lapidario il
commento di Paola Liberace, manager
nel settore delle telecomunicazioni, collaboratrice di Sussidiario.it e autrice del discusso
saggio Contro gli asili
nido (Rubettino editore), sull'iniziativa di tenere aperti
alcuni plessi scolastici durane le vacanze invernali.
La notizia è nota: alcune scuole hanno deciso di non chiudere
durante il periodo natalizio. Hanno incominciato cinque elementari
di Milano (circa un
centinaio gli studenti che hanno aderito sinora), poi altri
istituti a Torino, Firenze e Cagliari.
Altri comuni si stanno attivando in questi giorni. Non ci saranno
lezioni tradizionali, beninteso. Grazie all'appalto a varie
cooperative, le scuole potranno offrire ai bambini attività ludiche
e sportive ma anche, all'occorrenza, la possibilità di svolgere i
compiti delle vacanze. I costi per le famiglie variano dai 15 ai 12
euro al giorno.
Per molti questa è una valida opportunità per rendere proficue e
piacevoli le vacanze a bambini con entrambi i genitori costretti a
lavorare nel periodo delle feste. Di certo, è una soluzione pratica
per le tante mamme che, col tempo, hanno affinato l'arte di
arrangiarsi organizzando veri e propri giochi a incastro tra nonni,
baby-sitter e assenze sul lavoro per coprire le quasi tre settimane
di chiusura invernale (quest'anno 19 giorni) del calendario
scolastico.
Eppure questa "apertura per ferie" non piace a tutti. «Non è
positivo che i bambini percepiscano la scuola come un servizio
sociale: la scuola ha una funzione formativa ed educativa, non può
essere il ricettacolo di esigenze che, seppur legittime, devono
essere risolte altrove», spiega Paola Liberace, una che ama pensare
controcorrente.
E lancia una proposta: «Questa iniziativa mi sembra una logica
conseguenza della rigidità del nostro sistema lavorativo: una
maggiore flessibilità di orari, il telelavoro, la possibilità di
usufruire di giorni di riposo da recuperare in seguito potrebbero
essere soluzioni migliori, anche se complesse da mettere in
pratica. Senza dubbio, renderebbero più felici i bambini e anche i
loro genitori. Considerato poi che l'apertura delle scuole durante
le vacanze ha un costo ben superiore a quello chiesto alle
famiglie, perché non decidere di far confluire questi fondi in un
bonus per i genitori, da spendere come ognuno meglio crede tra
"campus invernali" in classe, baby-sitter o copertura economica per
qualche giorno di permesso non retribuito in azienda?»