È un male oscuro e insidioso, è temuta più del tumore al seno o
di una malattia cardiaca e solo l'8% delle donne ammette di
soffrirne o di averne sofferto.
È quanto emerge - tra l'altro - da un'indagine di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della
donna, su un campione rappresentativo di donne (1016 tra i 30 e i
70 anni). Sono 90mila le italiane che ogni anno soffrono di
depressione durante la gravidanza o dopo il parto, rischiando di
vivere come tristi anche i momenti più felici: infatti solo in meno
della metà dei casi questo disturbo è riconosciuto e curato.
Partendo da questi dati, Onda ha messo a punto una campagna
triennale di sensibilizzazione, con l'intento di sostenere e far
sentire le donne meno sole con questo problema. Il nome, un
programma: Un sorriso per le mamme.
Il progetto attacca la depressione su più fronti. Con uno spot
televisivo, per informare; con un sito internet, Depressione post partum, dove
le neomamme possono incontrarsi, confrontarsi e interpellare
esperti. E, infine, con il dialogo tra le strutture sanitarie.
«Abbiamo messo in rete i primi sei centri italiani di eccellenza
che sono già impegnati su questo fronte », spiega Francesca
Merzagora, presidente Onda «e che stanno definendo le
linee guida di prevenzione di questa malattia. Sono a Milano,
Torino, Pisa, Ancona, Napoli e Catania».
L'ideale sarebbe giocare d'anticipo, creando all'interno di tutti
gli ospedali realtà capaci di assistere in modo adeguato le donne.
Questo perché «la depressione post-partum può essere
prevenuta e curata, già durante la gestazione», dice
Claudio Mencacci, direttore del dipartimento
neuroscienze del Fatebenefratelli Oftalmico Melloni di Milano.
«Sono stati individuati ben 25 fattori di rischio. Comunicarli alle
neomamme e alle coppie, e formare i medici, è fondamentale. Anche
perché questo disturbo influisce sullo sviluppo del feto e sulla
salute del bambino».