Natale, la solitudine di chi non crede

21 dicembre 2010 
<p>Natale, la solitudine di chi non crede</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Natale per noi è sinonimo di calore umano, famiglia, regali. Ma ci sono persone, appartenenti a religioni che non festeggiano la nascita di Cristo, per cui questa giornata non significa niente: secondo uno studio della Simon Fraser University della British Columbia, in Canada, pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, per loro il periodo natalizio è sinonimo di depressione e senso di isolamento.

In Italia il numero di stranieri è sempre più alto e, di conseguenza, lo è quello delle famiglie che non condividono con il resto della comunità questa tradizione legata al cristianesimo. In un asilo comunale di Milano, vista l'alta percentuale di bambini stranieri, si è addirittura deciso di annullare l'annuale festa natalizia.

Lo psicologo sociale Michael Schmitt, che ha condotto lo studio, spiega che la presenza di alberi di Natale nelle piazze delle città o negli edifici provoca in chi non festeggia un profondo senso di tristezza.

Per capirlo ha preso in esame l'umore di un numero di studenti della sua università appartenenti a diverse religioni (16 buddisti, 19 induisti e 47 cristiani), chiedendo di tenere in camera un piccolo albero di Natale. Dopo aver registrato il loro stato d'animo nel corso dei giorni, Schmitt ha riscontrato che quelli appartenenti a religioni che non festeggiano il Natale si sentivano mediamente più tristi e isolati dal resto della comunità.

Lo studioso, che festeggia il Natale, con la sua ricerca ha partecipato al dibattito nazionale sull'opportunità di celebrare la festa negli spazi pubblici, molto sentito nei Paesi nordamericani, dove la società è multietnica per definizione.

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