Credere a Babbo Natale: fino a quando?

23 dicembre 2010 
<p>Credere a Babbo Natale: fino a quando?</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Tutti sappiamo che Babbo Natale non esiste, o che, perlomeno, è una idealizzazione di San Nicola, artefice della conversione di molti popoli del Nord Europa. Tuttavia, spesso dimentichiamo l'importanza di questa figura e i bei momenti che ci ha regalato durante l'infanzia.
Ma fino a che età è giusto che i più piccoli credano a questo omone che porta i doni passando dal camino? «Non c'è un'età giusta per svelare il segreto di Babbo Natale - spiega lo psicologo Maurizio Brasini, specializzato nelle aree infanzia e adolescenza - e non ci sono effetti collaterali se non si indovina il momento più propizio. È un falso problema che però identifica una questione interessante: quella di come sintonizzarsi con le esigenze dei bambini».

L'esperto ricorda che il funzionamento della loro mente cambia di continuo e rapidamente. Per relazionarci a loro, dobbiamo fare uno sforzo di adattamento. «L'esistenza di Babbo Natale è un buon esempio - continua Brasini - perché riguarda sia le capacità cognitive del bambino, sia gli aspetti emotivi e di relazione con gli adulti. Dal primo punto di vista, fino a circa cinque-sei anni di età i bambini hanno un modo di spiegare la realtà basato sull'utilizzo del "pensiero magico". Per loro il fatto che sia Babbo Natale a portare i regali è "logico", coerente con la loro visione del mondo. Il bambino può capire che Babbo Natale non può portare dieci regali tutti a lui perché non entrano sulla slitta, e non trova questa spiegazione contraddittoria col fatto che una sola slitta possa contenere i regali per tutti i bambini del mondo». Una spiegazione più "adulta", del tipo che mamma e papà hanno bisogno di risparmiare per pagare il mutuo, suonerebbe strana.

«Dal punto di vista emotivo - continua lo psicologo -, il discorso è ancora più interessante. I bambini amano le storie di fantasia e cominciano a imparare la differenza tra questa e la realtà molto presto, come dimostrano con la capacità di fare "come se", richiesta dal gioco. Babbo Natale ci offre la possibilità di incontrarli in quel regno di mezzo».

Non bisogna dunque avere fretta di preparare i figli alla realtà, né aver paura di fare la figura degli sprovveduti, o negare loro il piacere di sorprenderci così ingenui da credere a Babbo Natale; non è neppure il caso di insistere con Babbo Natale nel momento in cui loro sembrano aver perso interesse per questa storia. Ce ne saranno altre a cui appassionarli. L'importante è mantenersi aperti e disponibili a fare "come se", perché il modo migliore per star loro vicini è seguirli, da ospiti, nel loro mondo. Un mondo che, parafrasando Antoine de Saint-Exupéry, un tempo è stato anche il nostro.

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).