Giochi "intelligenti"? No, grazie

10 gennaio 2011 
<p>Giochi "intelligenti"? No, grazie</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Inutile lambiccarsi troppo alla ricerca del regalo perfetto per potenziare l'intelligenza dei nostri figli. Nonostante il settore educational di molti marchi per l'infanzia abbia subito negli ultimi anni un'impennata nelle vendite, il recente rapporto Ocse-Pisa sostiene che i cosiddetti giochi intelligenti siano pressoché ininfluenti nel determinare un buon rendimento scolastico.

Il rapporto Ocse-Pisa (Programme for international student assessment), presentato a Roma pochi giorni fa,  è uno studio che ogni tre anni "dà i voti" ai 15enni di una settantina di Paesi. Valuta non solo il rendimento scolastico, ma anche la capacità di comprendere testi scritti e l'abilità matematica. Dall'analisi pare che il loro livello di comprensione del linguaggio dipenda da ciò che facevano da bambini con i genitori: in particolare, il punteggio più alto lo hanno ottenuto i 15enni che da bambini si sentivano raccontare dai genitori quello che avevano fatto durante il giorno (+6.5% rispetto alla media).

E i cosiddetti giochi intelligenti? La differenza tra chi li ha usati e chi no è quasi nulla. Style.it ha interpellato sull'argomento Claudio Lucchiari, psicologo e ricercatore di Psicologia Cognitiva presso l'Università degli Studi di Milano. «I dati Ocse confermano studi già noti da tempo: negli anni Settanta e Ottanta si pensava di sviluppare un apprendimento più veloce nei bambini sfruttando giochi che stimolassero i processi cognitivi. Oggi sappiamo che lo sviluppo della lettura precoce, ad esempio, non è correlato a un potenziamento delle capacità intellettive nell'adulto».

Se per intelligenza si intende la capacità di interpretare la realtà, le neuroscienze ci insegnano che i cosiddetti giochi intelligenti si basano solamente sulla logica, che è un processo deduttivo tipico dell'età adulta, non di quella infantile. Dunque, risulterebbero inefficaci sui bambini. «Per sviluppare il loro potenziale, i piccoli hanno bisogno piuttosto di un'esperienza ricca, eterogenea e significativa, ovvero di giochi puramente ludici per stimolare la loro creatività che, come è noto, si nutre di libertà, non di rigide gabbie», continua Lucchiari.

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