Litigare? Sì, grazie

13 gennaio 2011 
<p>Litigare? Sì, grazie</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Per i bambini, almeno fino ai 6 anni, i litigi sono componenti naturali, legati al bisogno di conoscersi e di imparare a stare con gli altri». Con queste parole il pedagogista Daniele Novara, autore di Litigare per crescere - proposte per la prima infanzia (Edizioni Erickson, Trento, 2010) si rivolge ai genitori e li invita a non intervenire in modo invasivo quando i figli litigano.

Lo scontro, spiega il fondatore e direttore del CPPP (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) di Piacenza, per loro è fondamentale, perché li aiuta a crescere e a riconoscere le proprie risorse e i propri limiti. «La categoria di buono/cattivo, giusto/sbagliato - spiega l'autore - è tipicamente adulta, dettata da una sorta di timore della naturale energia infantile piuttosto che da esigenze veramente educative. Evitando di cercare il colpevole e affidando ai bambini la consegna di parlarsi per cercare un accordo, si sviluppano in loro capacità cognitive ed emotive che creano le competenze per stare assieme anche nelle contrarietà, e gli antidoti necessari a distinguere il conflitto dalla violenza. Litigare bene da piccoli consente insomma di litigare meno da grandi».

Le ricerche sul tema del litigio nell'infanzia hanno avuto una svolta con l'ingresso dell'etologia nello studio dei comportamenti infantili (W. Corsaro, J. Dunn; C. Garvey), e già precedentemente gli psicologi dell'età evolutiva, anche in Italia, (C. Pontecorvo, S. Bonino, L. Bonica) avevano colto la capacità infantile di risolvere verbalmente le loro dispute. Il libro di Novara è il primo tentativo italiano di portare queste ricerche in ambito educativo e pedagogico. «Occorre che gli adulti - conclude il pedagogista - consentano ai bambini di usare le parole per trovare da loro stessi un accordo. Non c'è nessun motivo scientifico di pensare che entro i 6 anni possano farsi male».

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