Quanto ti vuoi bene?

20 gennaio 2011 
<p>Quanto ti vuoi bene?</p>
PHOTO JACQUI JAMES -

Che immagine hanno di sé le preadolescenti in Italia e quanto incidono le nuove tecnologie nella loro capacità di relazionarsi? È quello che ha cercato di scoprire l'iniziativa Quanto ti vuoi bene? ideata della fotografa e giornalista australiana Jacqui James e promossa da futuro@lfemminile - il progetto di responsabilità sociale di Microsoft Italia -in collaborazione con Dove.

Al questionario on line hanno risposto 1.300 preadolescenti tra i 9 e i 16 anni, dei quali l'80% ragazze, e i risultati fanno riflettere. Le domande tese a valutare l'autostima mettono in evidenza un nucleo virtuoso, che ha un buon rapporto con lo specchio, accetta i complimenti, e si riconosce nella propria immagine, tanto da non farsi mettere in crisi dalle critiche relative al proprio look.

Ma il 55% delle ragazze ammettono che nelle chat o nei social network preferiscono proporsi agli altri per quello che sognano di essere piuttosto che per quello che sono veramente. «Sul web si può apparire diversi» spiega la dottoressa Maria Rita Parsi, psicologa e direttore scientifico del progetto: «si possono usare parole e immagini che rafforzino questa identità apparente, che spesso finisce con l'allinearsi su quello che vogliono gli altri, su quello che pensiamo si aspettino da noi».

Una tendenza allo scollamento tra reale e virtuale che diventa critica se si pensa al ruolo preponderante della rete per le giovani generazioni. Ben il 55% delle partecipanti ha infatti dichiarato di trascorrere complessivamente 3 ore al giorno su internet o al cellulare per l'invio di sms, mentre il 30% supera le 3 ore. Un tempo di connessione e socializzazione virtuale molto lungo nella giornata di una ragazzina. «Una socializzazione quasi coatta», la definisce Parsi «con la sensazione di fondo che se non si è presenti in rete, non si esiste».

E gli adulti in tutto questo? Assenti. Il 90% dei genitori sa poco o niente delle attività dei propri figli su internet, non impone filtri né limiti di orario. Come se nella piazza virtuale i ragazzini non andassero accompagnati, seguiti  e diretti come nella vita reale. Manca insomma  un'educazione sentimentale al web. «Il problema è che non sono preparati- dice ancora Parsi -: è come un vero e proprio analfabetismo, che va colmato». Il rischio altrimenti è quello di creare una frattura profonda, di non capirsi e di lasciare i figli troppo soli, perdendo parte delle opportunità di apertura, creatività e comunicazione offerte dalla rete.

Come gestisci il tempo online dei tuoi figli? Racconta la tua esperienza.

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RISULTATI
Francesca 69 mesi fa

quando sarà possibile vedere le foto anche sul web?:D

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