Influenza A: i consigli del pediatra

23 gennaio 2011 
<p>Influenza A: i consigli del pediatra</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il picco è previsto tra la fine del mese e l'inizio di febbraio, ma l'allarme per l'influenza A/H1N1, meglio nota come «febbre suina», è già altissimo tra le famiglie italiane. Perché il numero di casi riportati ogni giorno dalle cronache è in crescita, e la paura è tanta, soprattutto per i più piccini. Per fare un po' di chiarezza, abbiamo sentito il dottor Filippo Salvini, dirigente medico della clinica pediatrica dell'Università degli studi di Milano all'Ospedale San Paolo.

State già riscontrando un aumento di casi anche in pediatria nel vostro ospedale?

«Assolutamente sì. L'incremento è esponenziale dalla settimana di Capodanno. E sono cresciuti anche i ricoveri in degenza, soprattutto sotto l'anno di età, a causa delle complicazioni successive al virus».

Possiamo parlare di allarme straordinario per questa febbre suina?
«No, si tratta di un ritorno (c'era già l'anno scorso e fu più forte). Nonostante i grandi numeri, ha perso la sua virulenza nel tempo».

È vero che i bambini sono tra i più colpiti dal virus?
«Verissimo, in quanto più ricettivi e contagiosi più a lungo degli adulti. Un bambino trasmette il virus per circa due settimane, contro una settimana dell'adulto».

Quali sono i campanelli d'allarme a cui prestare attenzione?

«Febbre molto alta che dura anche cinque o sei giorni, con infiammazione alle alte vie respiratorie o tosse. Tra i piccoli sotto i 24 mesi sono frequenti episodi di convulsioni febbrili».

Esiste un test apposito per diagnosticare se si tratta di influenza A?
«Effettuiamo un tampone naso-faringeo che individua il ceppo influenzale specifico».

Parliamo di prevenzione: si è ancora in tempo per il vaccino?
«Il vaccino è attivo dopo 15 giorni. Ma i bambini sotto i tre anni devono fare un richiamo dopo un mese, quindi per loro direi che è escluso ormai. Morale: l'anno prossimo pensateci prima, in autunno».

Per chi è raccomandabile fare il vaccino?
«In generale per le persone a rischio, tra cui gli anziani o adulti con malattie croniche. Anche per i bambini vale lo stesso discorso: bambini a rischio, ovvero che hanno malattie croniche oppure immunodeficienza di base, secondo quanto disposto dalle linee guida nazionali».

Sempre in tema di prevenzione, può essere utile una cura con degli immunostimolanti?
«Sì, ma non adesso. Ha senso se fatta prima di affrontare la stagione dell'influenza, da settembre. Molto importante è anche l'alimentazione: più è ricca di frutta e verdura - circa  3 porzioni al giorno - più stimola le difese».

Altri consigli? Buone norme comportamentali?
«Lavare spesso e bene le mani ai bimbi. Anche il sapone va benissimo. I gel senza risciacquo in commercio vanno limitati ai soli casi di presenza di virus. Inoltre è bene evitare i luoghi affollati. Per quanto possibile, non portate i bambini sui mezzi pubblici, nei centri commerciali o al cinema. La scuola... quella non si può evitare!».

Anche la tua famiglia è stata «catturata» nel vortice dell'influenza? racconta la tua esperienza?

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