Precariato, quale futuro?

25 gennaio 2011 
<p>Precariato, quale futuro?</p>

Avete presente Isabella Ragonese che lavora al call center nel film Tutta la vita davanti? Oggi lavorano. Ma non sanno che cosa succederà fra un anno, fra qualche mese, domani. Si augurano di non prendere l'influenza, perché non avranno alcuna indennità, e sanno che non avranno diritto alla pausa dal lavoro, retribuita, per la maternità. Sono i precari, senza un posto fisso, i "flessibili". Un esercito, in Italia.

A loro è dedicato il ciclo di seminari che comincia giovedì (27gennaio) alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Sapienza di Roma, e che è stato promosso dall'associazione culturale universitaria "Laboratorio del Reale". Si chiama "Precario a tempo determinato", e, in tre incontri, analizza l'esperienza del precariato e le sue conseguenze, non solo sulla situazione economica, ma anche sulla vita interiore e relazionale: in quale modo la preoccupazione per l'immediato e per il futuro si riflette sulla persona? Ne determina un ripiegamento su se stessa oppure ne stimola l'iniziativa?

Il primo incontro, "Identità e relazioni: deframmentare", sarà alle 18, nell'aula Odeion: in apertura ci sarà uno sketch teatrale, "Pedrolino e gli equilibri precari". Poi si parlerà della vicenda personale del precario e degli effetti sociali, con Laura Petitta, docente di Psicologia alla Sapienza, e Rosalba Rosiello, mediatrice familiare. Paolo Tesauro, giurista, proporrà anche una riflessione giuridica sul tema, e si interrogherà sul nuovo valore della definizione di famiglia.

Il secondo appuntamento è per giovedì 24 febbraio, alle 18, alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza: si parlerà di "Lavoro: d(i)ritto e rovescio". L'ultimo incontro è in programma per giovedì 24 marzo, sempre alla stessa ora, alla facoltà di Biologia della Sapienza: il titolo è "Follie.net: liberare il futuro".

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RISULTATI
lu_82 71 mesi fa

Il precariato stimolerà anche l'iniziativa in qualche raro caso, ma diciamoci la verità... non tutti hanno le carte in regola per sviluppare un'idea imprenditoriale o le competenze per diventare professionisti. Quindi, se il precariato può essere accettabile quando dura pochissimi anni e quando si è molto giovani, alla lunga diventa deleterio perchè, nella migliore delle ipotesi, genera insoddisfazione.

MIMì 71 mesi fa

Ben vengano le iniziative, ma sono certa che poco faranno quelli che dovrebbero garantirCI un futuro...

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