Vi(t)a Nova per la Casa delle Vestali

01 febbraio 2011 
<p>Vi(t)a Nova per la Casa delle Vestali</p>

Erano loro a custodire il fuoco che simboleggiava l'eternità di Roma, e che, dice la leggenda, sarebbe stato acceso, per la prima volta, da Romolo. Le Vestali, le sei sacerdotesse scelte dal pontefice massimo quando erano ancora bambine, dovevano essere nate in famiglie patrizie e dovevano rimanere caste, durante i loro trent'anni di servizio. Crescevano in una specie di convento moderno, di almeno due piani, attorno a un cortile-giardino circondato da portici: la Casa delle Vestali, nel Foro Romano, proprio dietro il tempio dedicato alla dea Vesta, tra la via Nova e la via Sacra. Proprio in questi giorni la Casa, dopo vent'anni e un lungo intervento di restauro, riapre.

Potrà essere l'occasione per riscoprire la storia di queste sacerdotesse, le uniche nella storia dell'Antica Roma, destinate a una vita rigorosa e a un ruolo autorevole: erano le uniche donne a poter esercitare i diritti civili senza un tutore, e potevano graziare i condannati a morte. Ma erano anche costrette a una fine spaventosa, se avessero trasgredito alle regole del loro incarico.

Oggi il complesso in cui vivevano le Vestali, che era stato ricostruito da Nerone, ha l'aspetto che le aveva conferito l'ultimo restauro, quello dopo l'incendio del 191: al centro, tre bacini di acqua, due quadrati ed uno rettangolare al centro, intorno le statue, e i resti del colonnato, che danno l'idea del porticato originario. Si può attraversare la Casa delle Vestali e salire verso il Palatino, attraverso la Via Nova, uno dei tracciati più antichi di Roma. «È un altro luogo che è stato restituito alla città e ai turisti che vengono a Roma per ammirare l'archeologia», ha detto il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro.

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