Le (altre) donne siamo noi

10 febbraio 2011 
<p>Le (altre) donne siamo noi</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Esistono anche altre donne, scrive Concita De Gregorio, direttore dell'Unità, nel suo blog il 18 gennaio. Lo ripetono gli slogan apparsi nei social network al montare dello scandalo Ruby. Lo sottolineano le iniziative di protesta, curiose, argute, intelligenti come quella delle food blogger Liberiamoci dal maiale e le oltre 90 fotogallery di Sono donna e dico basta su Repubblica.it. Lo affermano le parole dell'invito alla mobilitazione nazionale Se non ora quando organizzata per il 13 febbraio in Italia ed Europa. Lo ribadiscono le firme illustri che appoggiano il progetto e hanno firmato la petizione, da Concita De Gregorio a Rosy Bindi, da Miuccia Prada a Franca Rame, da Sabina Guzzanti a Lidia Ravera.

Le altre donne, quelle che lavorano (e che vorrebbero lavorare meglio), che producono, che corrono, che vivono divise tra famiglia e lavoro, mezzi pubblici e supermercato, smartphone e aspirapolvere, siamo noi. Brave e sottovalutate (anche in politica) come sintetizza una ricerca recente.

Secondo lo studio di Paola Profeta e Alessandra Casarico, pubblicato nel volume "Donne in attesa", un aumento dell'occupazione femminile aiuterebbe la ripresa economica e lo sviluppo, e non di poco. Basterebbero centomila donne in più al lavoro per far crescere il nostro Prodotto interno lordo dello 0,8%.

E questo incremento potrebbe essere addirittura dieci volte più grande se l'Italia riuscisse a poter avere 60 donne su 100 "impiegate", così come ha chiesto l'Unione Europea. Purtroppo, invece, nel 2009 il tasso di occupazione delle donne (dai 15 ai 64 anni) è sceso al 46,4% rispetto alla media europea del 58,6%.

Ad aprire la soglia della speranza alcuni progetti, tra i quali, a livello nazionale, "Italia 2020" realizzato dal Ministro del lavoro e dal Ministro per le pari opportunità o, a livello locale, l'iniziativa dell'amministrazione pubblica di La Spezia che ha pensato ad un osservatorio permanente per la raccolta dei dati sull'occupazione femminile e la preparazione di percorsi formativi.

Anche nel privato qualcosa si muove. Bottega Veneta, avvalendosi dell'impegno delle autorità locali, ha dato vita ad un atelier che sarà gestito direttamente dalle donne venete formate a dovere dai maestri pellettieri.

Intanto, proprio in questi giorni (il 1 febbraio) è stata presentata la candidatura al Nobel per la Pace delle donne africane: gran parte della società africana si troverebbe in una situazione molto più deteriorata, sia dal punto di vista economico che sociale, senza il lavoro nascosto e assiduo delle donne che rappresentano la spina dorsale del continente.

Le donne rappresentano "la spina dorsale dell'Africa", si afferma. E anche dell'Italia. In piazza il 13 febbraio, in campo tutti i giorni.

 

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