Piramo e Tisbe

14 febbraio 2011 
<p>Piramo e Tisbe</p>

Le ragazze del mito antico sono tipe toste: dimenticatevi la Bella addormentata, Biancaneve; scordatevi Raperonzolo e le altre principesse. Le ragazze "mitiche" lo sono di nome e di fatto: se sono in pericolo si arrangiano da sole e si tolgono d'impaccio. Se si innamorano di qualcuno, di solito lo aiutano a sconfiggere i nemici, a sterminare mostri, a tornare a casa. Non esitano, letteralmente, di fronte a nulla, pronte anche a sporcarsi le mani pur di mostrare all'amato la propria solidarietà.

Anche i maschi non sono poi così male: uccidono giganti con la sola forza delle braccia, risolvono indovinelli, duellano per ore, per giorni, senza stancarsi mai. Sono eroi insomma, anche se, a voler proprio essere sinceri, se non ottengono quello che vogliono si mettono a piangere… e di solito mollano l'innamorata in qualche isola deserta, per portarsi a casa un'altra più giovane o più allegra di lei. La vera bella notizia, però, è che ci sono le grandi storie d'amore: corrisposte, intense, passionali… la brutta notizia è che, purtroppo, finiscono praticamente sempre male.

Una delle più belle è quella, quasi sconosciuta, di Piramo e Tisbe. Questi due ragazzi dai nomi impronunciabili vivono a Babilonia: ovviamente sono bellissimi, ricchissimi e fascinosissimi. Sono anche vicini di casa e si innamorano parlando fitto fitto attraverso la crepa di un muro. La crepa è sottile, non offre neppure la possibilità di un bacio, ma loro si amano, follemente. I rispettivi padri non permettono quest'amore, hanno vietato loro di incontrarsi. Loro decidono quindi di fuggire.

Si danno appuntamento per l'imbrunire vicino a una pianta di gelso, che fa cadere le sue bacche, bianche, sulla superficie di un'antica sorgente. Tisbe arriva per prima e si siede quieta ad aspettare l'amato, ma l'avvicinarsi di una leonessa, che ha appena finito di mangiare, la fa scappare. Nella fuga il velo le cade dal capo e la belva feroce lo fa a brandelli. Piramo arriva, un po' in ritardo, e vede il velo insanguinato: sospetta, teme il peggio e decide, in preda alla disperazione, di por fine alla sua vita. Estrae il pugnale dal fianco e si trafigge il petto.

Sopraggiunge Tispe e, in un attimo, comprende l'accaduto: abbraccia Piramo, invoca il suo nome; è tutto inutile: il giovane muore e la sua amata, distrutta dal dolore, si uccide al suo fianco. Dai corpi intrecciati dei due amanti cola nero sangue che tinge la terra, tinge l'albero, tinge le bacche. Gli dei, impietositi, lasceranno che le bacche del gelso si colorino per sempre di rosso cupo, al momento della massima maturazione, in ricordo di questo grande amore.

(In foto Thisbe di John William Waterhouse)

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RISULTATI
elena 70 mesi fa

bella storia, commovente, la racconterò a chi mi sta vicino ogni volta che vedrò delle bacche rosse.... accipicchia alla leonessa, però ......

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