I numeri delle donne

17 febbraio 2011 
<p>I numeri delle donne</p>

«90 60 90. Il valore di una donna si misura su altri numeri». È il messaggio  chiave della campagna di comunicazione "Donne che lavorano" ideata e realizzata dalla Cgil Lombardia. I vecchi stereotipi e i meccanismi cristallizzati che ancora oggi rendono complicato il cammino delle donne verso la loro realizzazione professionale hanno ispirato un'iniziativa che prevede una campagna outdoor con 12 totem specchianti che saranno protagonisti nelle piazze dei principali comuni lombardi.

Le stazioni milanesi (Cadorna, Garibaldi, Greco-Pirelli e Bovisa) sono la prima tappa, dal 14 febbraio al 18 marzo prossimi. La campagna è supportata online dal sito Donnechelavorano.it pensato come uno spazio unico di informazione, condivisione, coinvolgimento e dibattito. Il sito contiene cifre e notizie che permettono di valutare il contributo e il valore delle donne nella società ma è anche la vetrina di un esclusivo video-denuncia, «Stato Civile», tratto da esperienze e testimonianze reali.

«Può colpire il progetto "Donne che lavorano", ma non certo stupire. Noi della Cgil abbiamo scritto nel nostro dna la centralità della donna nel mondo del lavoro. E noi donne, abbiamo sempre "pesato" molto all'interno di questo sindacato. Anche prima dell'elezione di Susanna Camusso». Fulvia Colombini, dirigente lombarda della Cgil, è una donna dolce e rassicurante ma al tempo stesso molto chiara e precisa. Discutiamo con lei del progetto lanciato dal suo sindacato e decisamente destinato a far discutere, visti i tempi…

Quando è nato questo progetto? In concomitanza con la nomina di Camusso a segretario generale del sindacato?

Una campagna di comunicazione rivolta alle donne e dunque pensata da donne per le donne è da un po' che c'è. Anche quando era segretario Epifani, Camusso non ha mai mancato di assecondare, promuovere e sostenere qualunque idea e iniziativa che mettesse al centro la donna. Quest'anno poi tutta la campagna di tesseramento è sulle donne e, mi piace precisarlo, sulle donne che lavorano. Ha visto lo slogan, vero? "90,60,90. Le donne si misurano su altri numeri" sintetizza perfettamente la nostra "filosofia" di fondo.

Insomma, "donne, donne, oltre alle gambe c'è di più"…

Precisamente! Quindi sempre maggiore attenzione alle questioni femminili. Per questo abbiamo pensato di concentrarci sulle difficoltà delle donne che lavorano, perché uno dei principali problemi del nostro Paese è la sottorappresentazione del mondo femminile. E siccome non si può sempre dire "questo non va, quest'altro non va", noi in Cgil abbiamo introdotto in tutti i nostri organismi la norma antidiscriminatoria secondo la quale nessun genere può essere rappresentato al di sotto del 40 per cento. Questa norma riflette la realtà di un mondo che è cambiato. Il lavoro, anche in Italia, si è femminilizzato negli ultimi 10 anni ma mancano ancora progetti di conciliazione di condivisione, di supporto e investimento a sostegno dell'impiego femminile. Vorremmo caratterizzarci per l'attenzione a questi bisogni che sono reali e che vorremmo riuscire a rappresentare al meglio.

Il documentario "Stato civile", che con una telecamera nascosta ci fa entrare nella dura realtà vissuta quotidianamente dalle donne che cercano un'occupazione, è molto eloquente e basterebbe da solo a rappresentare la difficoltà della situazione. Anche i dati e gli approfondimenti riportati sul vostro sito, tuttavia, non rincuorano: si possono conciliare lavoro e maternità ?

È una scommessa per il futuro sulla quale, inutile dirlo, noi crediamo molto. I dati però mostrano un sistema sociale quasi indifferente: in Lombardia, la mia regione, ventimila donne hanno lasciato il lavoro nel primo anno di vita del loro bambino. Evidentemente si tratta di ventimila persone che non sono riuscite a vivere appieno la loro esistenza. Quindi occorre porre in essere politiche che attraverso una flessibilità vera, un part time decoroso o altro, consentano alle donne di mantenere la propria occupazione e di crescere il proprio bambino. In secondo luogo occorre investire sulla "condivisione maschile". Lei pensi che In Italia le aspettative facoltative sono prese solo dal 4 per cento degli uomini, eppure la legge che lo consente ha ormai 10 anni di vita e da allora non siamo mai andati avanti. Servono tanti interventi di tipo diverso che portino alla possibilità di conciliazione tra maternità e lavoro. Oggi non è così, tanto è vero che il nostro tasso di natalità è dell'1,2 %, mentre in Francia è del doppio. Pensi che si tratti di un caso? No di certo! È su queste cose che vogliamo puntare per costruire un Paese più moderno, più paritario e più giusto. Il tasso di natalità italiano oggi è il più basso d'Europa e ciò non può che far riflettere perché significa che dobbiamo fare i conti con un Paese sostanzialmente fermo e privo di prospettive ed energie.

La proposta di legge bipartisan Golfo-Mosca per le quote rose nei consigli di amministrazione delle aziende è stata approvata alla Camera ed è in attesa di essere valutata dal Senato. Vi trova d'accordo?

Molto d'accordo! Penso che tutto ciò di cui abbiamo parlato fino adesso tenga conto di due problemi fondamentali. Da un lato, la sottorappresentazione in politica delle donne, perché nel Parlamento c'è solo il 20 per cento delle donne e questo si riflette sull'agenda politica. E quindi va recuperato anche attraverso la modifica delle leggi elettorali anche a livello regionale.

Quindi quote rosa anche in politica e a tutti i livelli.

Sì, è l'unico modo per innescare il cambiamento.

E l'altro lato? L'altro problema?

Lo scarso potere economico da parte delle donne, deriva appunto dal fatto che esse sono presenti nei cda per appena lo 0,3 per cento. Occorre invertire la tendenza! Non risolverà tutto ma può aiutare molto, non a caso i "poteri forti", le banche, le grandi aziende, si stanno già muovendo in questo senso.

A questo punto, una domanda sulla manifestazione del 13 febbraio potrebbe apparire superflua…

La verità? Io ho contribuito ad organizzare le manifestazioni a Milano - noi della Cgil eravamo in prima fila -  e posso testimoniare che sono riuscite molto bene, ma bisogna capitalizzare politicamente questi risultati altrimenti sarà stato tutto inutile.

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