Piantata i-n-asso

24 febbraio 2011 
<p>Piantata i-n-asso</p>

Arianna è bella, ricca e molto giovane. Figlia di un re famoso, Minosse, vive in un palazzo con lunghe file di colonne, portici e dipinti di ragazzi che danzano con i tori. Ha però, in tanto fasto, un piccolo problemino: un fratello ingombrante, il Minotauro, una creatura con il volto di toro e con il corpo di uomo, che la madre Pasifae ha concepito in modo non proprio ortodosso...

Il Minotauro è anche molesto e si ciba di esseri umani. Minosse è stato quindi costretto a rinchiuderlo al centro del famoso labirinto, per evitare la strage dei suoi concittadini. Il
Minotauro, per sopravvivere, mangia quindi "stranieri": in particolare i giovani ateniesi, che ogni anno, puntualmente, prendono il largo dal Pireo e vanno fino a Creta per essere sacrificati al mostro.

Un certo giorno di un certo anno, il figlio del re ateniese, Teseo, un ragazzo coraggioso e
anche un po' incosciente, decide di partire per l'isola di Minosse, pronto alla morte: non può sopportare che tanti suoi compagni diventino cibo per il Minotauro.

Il viaggio da Atene a Creta è lungo, ma finalmente, una mattina di un giorno di sole, Teseo e i suoi mettono piede a terra. Sulla riva del mare, la folla dei Cretesi è riunita: è una giornata di festa e sulla pianura i giovani danzano la loro danza acrobatica tradizionale,
volando agili e snelli sulle corna di un toro. Arianna è seduta a fianco al padre, su un trono di pietra; un po' annoiata, perché quello spettacolo l'ha visto tante e tante volte.

Girando lo sguardo però, incontra due occhi scuri, punteggiati di macchie più chiare, come i girasoli in un campo d'estate: appartengono a un ragazzo con i capelli lunghi e scomposti, che porta un elmo ateniese in testa e una spada troppo lunga contro il fianco. È Teseo e Arianna se ne innamora subito, perdutamente… non solo perché è davvero notevole, ma perché le racconta la straziante storia di tutti quei ragazzi mandati a morire al centro del labirinto.

Arianna non ci pensa due volte: si sa che effetto ci fanno gli uomini belli, ma anche un po' vulnerabili, con un grave problema da risolvere. Non ci pensa due volte e gli regala un gomitolo di filo: gli spiega come entrare nel labirinto, srotolando il filo dietro di sé e come uscirne, arrotolandolo al ritorno.

Prima di baciarlo davanti all'ingresso, gli fa quella domandina che noi ragazze NON dovremmo mai fare: "cosa provi per me, Teseo?" "Mi ami?" "Mi porterai ad Atene con te quando avrai ucciso il mio mostruoso fratello?"

"Ma certo!", le risponde lui, "Ti amo p-a-z-z-a-m-e-n-t-e", "Tranquilla, ti porto con me!". …Big mistake… ma ormai è troppo tardi. Teseo entra nel labirinto, ammazza il Minotauro, torna indietro e trova la nostra Arianna ancora lì, imbambolata sulla porta.

A questo punto è costretto a portarsela dietro, ma proprio prima di partire le dice: "invita tua sorella con noi; così ti farà compagnia durante il viaggio". Perché no?, pensa Arianna, è proprio un pensiero carino…

Ora sono in viaggio, felici di aver ucciso il mostro e scampata la morte; cala la notte e Teseo decide di fermarsi su un'isola bellissima, anche se disabitata: Nasso. Sbarcano tutti e montano le tende: Arianna è stanca e Teseo le suggerisce di mettersi subito a dormire; così fa lei, che è deliziosa, ma davvero un po' ingenua.

La mattina dopo, viene svegliata da un silenzio strano: il silenzio di uno spazio privo di esseri umani; si alza, si liscia le pieghe del vestito e si rende conto che intorno a lei non c'è nessuno: non c'è Teseo, non c'è la sorella… persino la nave è lontana, ormai un puntino all'orizzonte. Che disperazione, che dolore: è stata piantata in asso, letteralmente (piantata a Nasso cioè, come si dovrebbe dire!)

È quindi ad Arianna che dobbiamo quel fastidioso proverbio: «piantare in asso», che prima o poi nella vita, almeno una volta, ci tocca sperimentare… Via i musi lunghi però: come capita anche a noi, Arianna ha un piano B: «la riscossa»… e questa è la prossima storia.

(In foto Giorgio De Chirico, Arianna, 1913)

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