Stop alle quote rosa nei CDA: parlano le promotrici

28 febbraio 2011 
<p>Stop alle quote rosa nei CDA: parlano le promotrici</p>
PHOTO GETTY IMAGES

A pochi giorni dallo stop che il Senato ha imposto al DDL sulle quote di genere, che avrebbe riservato alle donne il 30% dei posti nei Consigli di Amministrazione e nei Collegi Sindacali di società quotate e municipalizzate, non si ferma la mobilitazione di chi non ci sta. Basta dare un'occhiata periodico on line della Fondazione Bellisario www.protagoniste.org, che sta raccogliendo in tempo reale notizie, agenzie e commenti a quanto successo, per rendersene conto.

Ma la vera domanda è: perché queste modifiche che, di fatto, vanificano la proposta di legge? Perché sabotare (ancora una volta) le quote di genere?

Lo abbiamo chiesto alle promotrici del DDL - Lella Golfo (Pdl) e Alessia Mosca (Pd) - e agli head hunters che seguono il progetto Mille curricula eccellenti (per creare un database ad hoc di donne pronte per occupare quel 30% di poltrone), Luisa Bagnoli (Ad di Beyond International) e Gabriele Ghini (di Heidrick&Struggles). Ecco cosa ci hanno risposto.

Lella Golfo
"In questi mesi ho ascoltato sulle quote di genere pareri e opinioni di centinaia di persone: gente comune, giornalisti, economisti, politici. La conclusione è che anche quelli contrari al principio delle quote, ammettono che in Italia esista un'anomalia e che per risolverla servano strumenti coercitivi, magari temporanei, ma vincolanti. Per questo sono certa che la momentanea battuta d'arresto impressa dagli emendamenti e i dubbi espressi da grandi associazioni come Confindustria, Abi e Ania, poco abbiano a che fare con motivazioni di principio. La verità è che qualora fosse approvata nel testo originario, questa legge farebbe entrare nell'arco di tre mandati 752 donne nei Cda delle quotate e oltre 3000 nelle partecipate. Un vero terremoto che naturalmente spaventa quelli che le poltrone ora le occupano: uomini. Tutto qui. Non si tratta di meritocrazia (che questa legge garantisce) né di costituzionalità (che questa legge rispetta in toto): si tratta solo di potere. Ma se il potere non è pronto a un'equa e sacrosanta condivisione, è il Paese a esser pronto: lo dimostra la mobilitazione di opinione pubblica di questi giorni. Per questo sono fiduciosa e sono certa che sarà il buonsenso a prevalere e si troverà un accordo".

Alessia Mosca
"La legge ha trovato una forte opposizione da parte dei potentati economici non per retaggi di maschilismo, o almeno così speriamo; rientrando in un processo di rinnovamento della classe dirigente perché aprirebbe al 30 per cento di nuovi consiglieri di amministrazione quei luoghi decisionali che fino ad ora erano stati loro preclusi, comporta piuttosto la resistenza di chi difende posizioni acquisite. Penso tuttavia che questo rinnovamento sia assolutamente necessario e tutti gli strumenti utili per favorirlo debbano essere sostenuti. A ciò ovviamente si aggiunge la questione di genere, per parità di opportunità e perché ovunque la diversità nel management fa bene all'economia"

Luisa Bagnoli
"Scarsa energia e poca lungimiranza. Scarsa energia perché cambiare nel profondo implica una carica energetica che a questo Paese manca; poca lungimiranza perché boicottare le quote di genere significa escludere una forze economica che - secondo una recente ricerca di Goldman Sachs -  orientano tra il 60 e l'80% degli acquisti e , se coinvolte nelle strategie economico-decisionali, in Italia aumenterebbero il PIL  del 22%. Un dato che, al di là delle considerazioni sulle pari opportunità, dovrebbe interessare tutti".

Gabriele Ghini
"Credo che la resistenza sia in realtà verso un cambiamento epocale che costringerebbe a ripensare equilibri costituiti e fedeltà di lungo corso a favore di diversità e trasparenza; piuttosto, è sorprendente che ci siano anche head hunters, in teoria di alto lignaggio, che avvallano questa resistenza invece di aprirsi al nuovo. Facendo parte di team internazionale posso constatare quotidianamente l'attenzione che le principali multinazionali  prestano all'inserimento di  donne sia nei team direzionali sia quali board member, ed è realmente sconsolante rientrare in Italia per assistere ad una discussione di livello così "retrogrado". Credo sia nostro dovere affermare a chiare lettere che le professionalità e il numero di donne potenzialmente richieste dalla proposta di legge sono presenti sul mercato, e costringere chi  si oppone ad esprimere le reali obiezioni alla legge:  adottare comportamenti scomodi rispetto a quelli loro abituali".

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illari 69 mesi fa

se le donne vogliono, devono poterlo fare!

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