La lunga strada verso la conciliazione

10 marzo 2011 
<p>La lunga strada verso la conciliazione</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Arriva alla vigilia dell'8 marzo la firma dell'intesa tra governo e parti sociali sulle «azioni a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro». Per ora è solo un primo passo per individuare, tramite un tavolo tecnico della durata di 90 giorni, regole e buone pratiche già in uso in alcune aziende da inserire nella contrattazione collettiva.  Ma un primo passo di estrema importanza.

Secondo le statistiche Eurostat del 2009 in Italia dopo il primo figlio trova ancora lavoro solo il 59% delle madri (contro il 71,3% della media UE); dopo il secondo solo il 54,1% (media UE 69,2%). In pratica, una madre su due è disoccupata.

La disparità di genere nel mercato del lavoro viene fotografata dall'analisi fatta da Alessandra Casarico e Paola Profeta nel libro Donne in Attesa (Egea, 2010). Dai dati presentati emerge un'ulteriore aspetto. Il 27,1% delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità , e spesso, a differenza di quanto accade negli altri paesi, dove il tasso di occupazione aumenta all'aumentare dell'età del bambino, da noi l'uscita dal mercato del lavoro  è spesso definitiva. Inoltre fanno meno carriera: solo l'8% delle impiegate mamme ha una funzione dirigenziale, mentre tra casa e ufficio lavorano in media 80 minuti più degli uomini ogni giorno.

L'intesa appena firmata sembra operare in direzione di un cambiamento culturale. Oltre a misure di sostegno economico e incentivi per l'istituzione di nidi aziendali si punta su misure come l'impiego del telelavoro in alternativa ai congedi parentali o facoltativi; gli orari flessibili in entrata e in uscita entro i primi tre anni di vita del bambino; la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale per i primi cinque anni del bimbo o la possibilità di orari continuati dei propri turni giornalieri, che mirano a sostenere la produttività del lavoratore valorizzando allo stesso tempo l'importanza della vita familiare, affettiva, e la sua presenza con i bambini e con i familiari che esigono cure. Tra i punti fondamentali c'è il fatto che si parli di genitorialità e non solo di maternità. Ma anche che si chieda l'impegno del datore di lavoro di restituire alla lavoratrice, tornata al lavoro dopo la maternità, le stesse mansioni o equivalenti, ripristinando  la legge 188/2007 che vietava le dimissioni in bianco.

Certo non va dimenticato che l'intesa riguarda comunque i lavoratori dipendenti, e che molto resta da fare per restituire diritti e possibilità ai numerosi lavoratori atipici e precari, tra i quali le donne restano una percentuale importante.

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