Margherita Hack: «Vuoi essere
vincente? Bandisci il vittimismo»

18 marzo 2011 
<p>Margherita Hack: «Vuoi essere<br />
vincente? Bandisci il vittimismo»</p>

Sarà che mi hanno sempre fatto credere che le bambine siano più portate per le materie umanistiche, sarà che non so fare neanche le divisioni a due cifre, ma le scienziate mi mettono sempre un po' di soggezione. Quando poi sono scienziate con una carriera lunga e prestigiosa come Margherita Hack, una si avvicina pure con una certa venerazione. E non poche convinzioni pregresse che lei è lesta a sfatare: "«Quando mi sono laureata io c'erano un sacco di donne all'università. A Fisica, poi, eravamo metà e metà. A Ingegneria, invece, erano tutti ragazzi. Ora, per fortuna, ci sono anche le ragazze, anche se sono ancora una minoranza».

È difficile, comunque, non guardare al suo percorso professionale con una dose davvero enorme di ammirazione. La scelta di non avere figli, per sua stessa ammissione, le ha reso la vita un po' più facile rispetto a quella delle colleghe che sceglievano di diventare madri, ma è risoluta nel respingere il vittimismo: «C'erano anche quelle che avevano uno o due figli e si laureavano lo stesso. Certo, è più difficile: in Italia, dove si parla tanto di famiglia, non si fa mai nulla per venire incontro alle madri che lavorano».

Per il resto, però, essere donna non le è mai stato minimamente d'intralcio. «Non ho mai avuto il complesso di essere femmina, mi sono sempre trovata bene fra i maschi e ho vinto la cattedra perché avevo molti più titoli dei miei colleghi. Forse se avessi avuto lo stesso numero di titoli non l'avrei vinta, però ce li avevo: come ero in grado di saltare più in alto, così ho vinto la cattedra».

"Saltare più in alto" non è una metafora: lo sport è parte della sua formazione, e l'agonismo è quello che le ha insegnato a focalizzarsi per ottenere quello che voleva. «Fra le donne c'è troppo vittimismo, devono imparare a essere più competitive. Io ho fatto molto sport, e lo sport ti insegna che i risultati si raggiungono con l'allenamento e la disciplina». E anche l'immaginario conta sicuramente molto: «Quando ero bambina leggevo libri d'avventura e volevo fare l'esploratrice nell'Africa nera». Altro che le Barbie, le Bratz e le Winx.

Una risolutezza, la sua, che viene anche da una madre e un padre speciali: «Io sono nata in una famiglia dove babbo e mamma erano perfettamente uguali e si dividevano i compiti al 50%. Quando mio padre, che era antifascista, fu licenziato, fu la mamma a tirare avanti la famiglia. Lei era pittrice, faceva la copista agli Uffizi e vendeva le miniature agli stranieri. Ci ha mantenuti, mi ha permesso di studiare e non ha mai voluto che io lavorassi finché non mi sono laureata, quindi la mia era una famiglia che era già un secolo avanti rispetto ai suoi tempi».

La sua prima grande eroina, insomma, è sua madre: una donna indipendente che si sposò a trent'anni ed ebbe la figlia a trentotto. Fuori ogni tempo massimo per l'epoca, avanti perfino per questi tempi moderni. Quanto alle donne di scienza che ammirava, Margherita Hack ha nomi su nomi:«Si parlava moltissimo della Montessori, che era una pioniera dell'educazione. Ma anche di Ève Curie; di Henrietta Leavitt; di Annie Cannon, che fece un'opera enorme di classificazione delle stelle; di Cecilia Payne-Gaposchkin, alla quale si deve la scoperta che la composizione chimica dell'universo è a base di idrogeno.

In fondo, però, è la competizione sopra ogni cosa ad averla spinta. «Ho sempre lavorato molto, perché mi piaceva e perché sono competitiva anche nelle piccole cose. Per esempio, se sto guidando e qualcuno mi sorpassa in modo non proprio regolare, subito parto in tromba!».

La volete vedere? Margherita Hack sarà la protagonista, insieme a Federico Taddia, di Big Bang! - In viaggio nello spazio con Margherita Hack, una serie di pillole di scienza per bambini in onda a partire da luned' 21 marzo alle 18.00 su Deakids (Canale 601 di Sky).

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RISULTATI
Giulia B. 69 mesi fa

Laura: mi ha colpito molto, però, la ferrea determinazione della mamma a permetterle di studiare senza affaticarsi. Una scelta che alla fin fine ha pagato, visto che la figlia ha tagliato tutti i traguardi possibili. Non che la raccomanderei a tutti, ma nel suo caso è stata la scelta migliore, mi pare.

laura 69 mesi fa

Bella intervista, Giulia! Come al solito non sono d'accordo con la Hack al 100%: credo che iniziare lavorare (anche part-time, anche solo quando non si danno esami) prima di laurearsi, sia molto importante. Ma forse Margherita voleva fare carriera universitaria o ricerca da subito.

illari 69 mesi fa

questa signora è un portento di donna e di studiosa...

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