Lia Celi: «Io, mamma senza tv»

29 marzo 2011 
<p>Lia Celi: «Io, mamma senza tv»</p>
PHOTO OLYCOM

«Il femminismo è stato demonizzato, è stato fatto passare come un orrendo movimento totalitario. Per cui, ogni volta che vuoi condividere una conquista delle donne devi sempre precisare: 'Ma io non sono femminista'. Specialmente se l'interlocutore è maschio. Come a dire, non sono cattiva! Mi faccio la ceretta! Non sono come quelle con le gonnellone e gli zoccoli! Purtroppo, l'estetica del femminismo ha terrorizzato le donne e anche gli uomini».

I movimenti per l'emancipazione della donna diventano il punto di partenza di tutta la conversazione con la scrittrice e umorista Lia Celi senza averlo voluto: sarà l'aria della giornata, sarà che con una donna che di mestiere fa ridere la gente - una rarità, come dice lei stessa - si finisce subito a parlare di quello.

«Le donne hanno ancora delle difficoltà a riconoscersi un valore al di fuori dello sguardo maschile. L'idea di essere sgradite, di disgustare, di andare contro a un'idea di seduzione, di piacevolezza, è per la donna italiana media ancora inaffrontabile».

Seduto con noi c'è anche Roberto Grassilli, illustratore e vignettista nonché suo marito e padre dei quattro figli che sono il soggetto (perché l'oggetto sarebbe riduttivo) di Piccole donne rompono (Rizzoli), raccolta riveduta e corretta dei suoi articoli per Insieme, in cui narra le sue vicende di "mamma imperfetta", dalla primogenita Emma all'ultimogenito Orlando, passando per Gioconda e Iris, le bimbe di mezzo.

E la domanda immediata è: come si fa a crescere tre figlie nell'era delle donnine seminude elevate a eroine popolari? «Spegnendo la TV» rispondono tutti e due, in coro. Però precisano: «Non è una scelta proibizionista, non abbiamo mai impedito alle nostre figlie di guardare la televisione. Semplicemente, noi la guardiamo poco, siamo una delle poche famiglie italiane che la mattina non accendono mai il televisore, e a loro interessa meno di altre cose».

La filosofia del "Sii bella e stai zitta", peraltro, non sembra avere toccato in maniera significativa le sorelle Grassilli: «Anzi, ogni tanto sono io che sono costretta a dire 'Sii bella e stai zitta': si vestono da schifo e non smettono mai di parlare, è veramente sfinente. Un giorno all'anno, sii bella e stai zitta!».

Ovviamente scherza: del resto, lo dice lei stessa che la risata è la cosa che le viene più facile. «Rido per qualunque cosa. Cade qualcosa dal tavolo, io rido. Tempo fa camminavo per strada e mi è venuta in mente una cosa divertente e sono scoppiata a ridere da sola, con la gente che mi guardava».

In barba alla consuetudine che vuole che gli umoristi siano gente depressa (e tutti maschi), Lia Celi è donna, umorista e gioiosa. «Quando faccio una battuta, la penso, la studio, è proprio un piacere. E bisogna dire che nella costruzione della battuta, oltre che l'ispirazione, c'è qualcosa di meccanico, la creazione di un ingranaggio che ti dà la soddisfazione dell'artigiano».

Tra le sue influenze conta le sue compagne delle elementari pordenonesi («A loro devo molto, perché mi hanno fatto molto ridere») la comicità surreale degli anni '70, ma soprattutto l'incontro con Stefano Benni.

«Posto che il mio nume tutelare è e resta Gianni Rodari, che mi ha insegnato tutto, ricordo che nel '76-'77 Stefano Benni pubblicava un romanzo a puntate su Grazia dal titolo Io sono una stella, e io aspettavo ogni puntata con trepidazione. Diciamo che nelle cose che scrivo si può sempre operare una Reductio ad Rodarium, ma che Benni mi ha dato una svolta».

Femmine, niente? «No, perché di donne che facevano ridere non ce n'erano. A parte una scrittrice per ragazzi che ho scoperto più tardi ed è molto amata da Gioconda, Christine Nöstlinger. Ma per il resto nella prosa satirica i modelli femminili sono pochi, almeno in Italia».

E nella vita? «È dura scegliermi delle eroine, perché hanno sempre fatto delle vite che non mi hanno mai fatto venire moltissima voglia di identificarmi! Leggo volentieri le loro biografie, le trovo appassionanti, ma sono sempre molto legate ai limiti del loro tempo e del loro sesso. Sono quasi sempre delle sconfitte, non sono mai riuscite ad avere tutta la torta. Però ho un'ammirazione profonda per le partigiane, che durante la guerra hanno combattuto e sofferto e affrontato dolori e torture ancora peggiori di quelle riservate agli uomini. Donne così hanno davvero tutta la mia stima».

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RISULTATI

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ALESSANDRO 69 mesi fa

IN EFFETTI LA COMICITA' MASCHILE, ANCHE SE PROVENIENTE DA GRANDI ATTORI, NON MI HA FATTO MAI RIDERE, SE MAI APPENA SORRIDERE, E' TROPPO SCONTATA E PREVEDIBILE. MENTRE LA COMICITA' FEMMINILE E' INVECE PIU' ORIGINALE ED HA QUEL PO' DI PICCANTE CHE LA RENDE SIMPATICA.

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