L'estate che incontrai Fernanda

04 aprile 2011 
<p>L'estate che incontrai Fernanda</p>

L'estate del 2008 fu per me quella delle ribelli dimenticate. Einaudi Stile Libero ripubblicò Memorie di una reginetta di provincia, di Alix Kates Schulman, e io me lo portai sulla sdraio in affitto a Sabaudia, cappellone a tesa larga in testa e bicchiere di grattachecca* in mano. Dopo essermelo bevuto insieme ai residui di ghiaccio e sciroppo, passai a Dov'è più la virtù di Fernanda Pivano, comprato in un negozio di libri di seconda mano al Pigneto.

Fernanda Pivano, colloquialmente "Nanda" anche per gente che non l'aveva mai vista di striscio e che mai, nella vita reale, si sarebbe potuta permettere il lusso del soprannome, è nota ai più come facilitatrice della beat generation.

In quanto traduttrice, ma soprattutto in quanto appassionata lettrice e scout dal fiuto infallibile, ha introdotto in Italia molti fra i grandi della letteratura americana contemporanea: Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Faulkner, Ernest Hemingway, Erica Jong, Jay McInerney, Bret Easton Ellis.

Solo per questo varrebbe la pena di ricordarla, per la sua innegabile incidenza sulla modernità degli intellettuali italiani, altrimenti sempre un po' portati alla conservazione e diffidenti rispetto al pop.

Dov'è più la virtù è uno dei suoi tanti libri di narrativa. Pubblicato nel 1997, quando il femminismo italiano pareva morto e sepolto e solo quello statunitense dava ancora prova di vitalità, è la storia dolente di una donna abbandonata dal marito molto prima che divorzio e liberazione sessuale rendessero accettabile a tutti ma soprattutto a lei l'idea di rifarsi immediatamente una vita.

Alla separazione seguono una serie di corteggiamenti abortiti, profferte indesiderate, uomini che tentano di sedurla. Un libro pervaso da un generale senso di disagio per la perdita delle certezze, prima fra tutte il matrimonio, e la (ormai, lo sappiamo, relativa) sicurezza sessuale che ne deriva, ma anche dalla costernazione per una liberazione dei costumi che, lungi dal coinvolgere uomini e donne alla pari, vede ancora una volta i maschi impadronirsi del timone e gestire il cambiamento a proprio uso e consumo.

Una lettura appassionante, a tratti divertente, in cui emerge il talento di un'autrice che si lasciò divorare dalla passione per le parole altrui. Una storia che è il perfetto compendio a quella della reginetta di provincia che cerca la libertà attraverso il sesso, senza trovarla davvero.

"Vorrei aver scritto tre righe che la gente si ricordi", disse Fernanda Pivano in un'intervista del 2001. Le righe sono molto più di tre, la sua impronta indelebile, e Fernanda Pivano - Viaggi, cose, persone, la mostra a lei dedicata dal 6 aprile al 18 luglio alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese (Corso Magenta n. 59) a Milano, qualcosa che vale davvero la pena di visitare.

*Grattachecca: per i non romani o frequentatori dei lidi laziali, una mutazione deliziosa della granita. Ghiaccio grattugiato a mano e ricoperto di sciroppo a scelta. Menta e orzata è la mia combinazione preferita.

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