Lo sguardo di Medusa

14 aprile 2011 
<p>Lo sguardo di Medusa</p>

Medusa quando si sveglia, ogni mattina, in quel piccolo frammento di istante in cui ancora non ci si ricorda nulla di sé o del mondo, sa però, senza bisogno di uno specchio, di essere bella... il sole di Grecia entra gentile dallo spazio, enorme, fra le colonne e illumina il mare di riccioli biondi che le circonda la testa. Nessuno, uomo o donna che sia, possiede quell'oceano ondeggiante che cambia colore al cambiare della luce di fuori.

Medusa cammina alta fra la gente perché si crede, e forse in parte è, diversa. Ma nell'universo dei Greci, in cui vivono anche gli dèi dell'Olimpo, solo una cosa davvero non è concessa ai mortali: quel pensiero un po' pazzo e rivoluzionario che ti fa credere di essere il migliore, di essere superiore persino alla divinità... e, infatti, neppure a Medusa questo è permesso.

Un giorno d'autunno, mentre indugia un po' più del solito davanti allo specchio, si rende conto, sorpresa, che i suoi riccioli danno un guizzo improvviso, proprio sulle spalle e poi, agghiacciata dall'orrore, vede mutarsi quella meraviglia dorata in teste ondeggianti di serpenti, che sibilano, sibilano intorno alla sua testa. Spaventata cade all'indietro, ma non fa neppure in tempo a toccare il terreno che due ali d'oro massiccio le spuntano sulle spalle.

La metamorfosi è avvenuta: Medusa è diventata un mostro, punita dalla dea Atena per la troppa bellezza e arroganza. Il tempo passa e Medusa vive lontano, oltre i confini del mondo conosciuto, con le sorelle, anche loro mutate da creature incantate in orridi mostri. Il tempo trascorre strano, in quell'universo sospeso: immobile e pesante, ricorda alle tre ragazze che per loro non ci sarà mai spazio per nulla che non sia attendere...

E, infatti, Medusa attende, il cuore ridotto a una piccola sfera di marmo, per il troppo soffrire. Un unico potere le hanno concesso gli dèi: quello di mutare in pietra chiunque le compaia davanti. Basta uno sguardo, terribile, dei suoi occhi grigi, un piccolo lampo e il cuore si ferma, il sangue ghiaccia nelle vene, come l'acqua nei torrenti d'inverno.

In quel mondo lontano, nell'estremo Occidente, ogni tanto capitano uomini, donne, animali: ignari bussano alla sua porta, smarriti in un universo freddo e inospitale. I battenti si aprono da soli su un enorme sala, spazzata dal vento... il pavimento di quel palazzo senza tetto è coperto di foglie e sotto al fogliame una polvere di piombo ricorda i mortali ridotti in cenere dallo sguardo di Medusa...

Un giorno d'inverno, alla porta bussa un ragazzo poco più che adolescente; ha un sacco sulle spalle dove nasconde un falcetto e uno scudo lucido come uno specchio. Non è come gli altri: è un eroe e non è arrivato lì per caso; durante un banchetto, dopo aver bevuto troppo vino, ha promesso di uccidere il mostro e di riportare indietro la sua testa magica. Sa di averla sparata grossa, ma tant'è: i giochi sono fatti.

Dopo un viaggio durato mesi e mesi, è arrivato lì alla porta di Medusa... Come era accaduto per i suoi predecessori, anche per Perseo, questo è il nome del ragazzo, si spalancano i battenti sulla sala percorsa dal vento. L'aria è ferma, il silenzio quasi intollerabile, se non fosse per il leggero sibilo che proviene dal fondo, da una zona in ombra sotto le colonne. Perseo si avvicina e il sibilo si fa più forte, fino a che un lampo grigio attraversa lo spazio scuro. L'eroe sa, intuisce il pericolo che lo aspetta, si inginocchia al suolo e, con estrema lentezza, estrae dal suo sacco lo scudo...

È un attimo, il frammento di un istante; Medusa gli compare di fronte e Perseo non resiste: i due sguardi si incontrano, quello grigio del mostro e quello morbido e verde del giovane eroe. Il freddo con il caldo, la pietra con la materia viva dell'occhio umano, ma proprio quando un gelo di morte gli si sta diffondendo nel corpo, Perseo leva lo scudo e cancella per sempre quel contatto.

Medusa si riflette ora nello specchio e, per un momento, le sembra di ritrovare in quel volto, ormai terribile, l'eco della bellezza di un tempo. Si guarda sorpresa dopo un'eternità passata lontano dalla sua immagine e si osserva intenerita. Non c'è tempo, tuttavia, nemmeno per questo: l'occhio del mostro nello specchio pietrifica la fanciulla di un tempo e Medusa muore.

Perseo allora, sentendo quel corpo pesante cadere, abbassa lo scudo, estrae il falcetto dalla bisaccia e con un solo colpo la decapita. Afferra i riccioli di serpente, ormai ridotti alla fissità del marmo e ripone la testa di Medusa nella sacca. Da lì in poi, la dea Atena la inchioderà sul suo scudo, per terrorizzare i nemici in battaglia.

(In foto: Uma Thurman (Medusa) nel film Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini)

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