Una nuova maternità è possibile?

28 aprile 2011 
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PHOTO CORBIS IMAGES

Che cosa vuol dire fare un figlio oggi, in Italia, con la fecondazione assistita? Esiste la libertà di scelta (e di cura) in Italia? Se lo è chiesto Annarita Briganti, giornalista di Repubblica «personalmente e culturalmente coinvolta» sull'argomento. Cominciamo dai numeri: i dati ufficiali dicono che 8mila coppie italiane ogni anno si recano all'estero per poter procreare con l'aiuto della fecondazione assistita, spendendo in media 15/20mila euro a figlio. Dunque fare figli sta diventando un privilegio per pochi? Perché la legge italiana (che ormai non convince più né a destra né a sinistra e che secondo autorevoli pareri, come quello di Carlo Flamigni,  il "padre" della fecondazione assistita in Italia, potrebbe saltare entro l'anno) è così lontana dalla legislazione degli altri Paesi Ue? Chi sta pagando tutto questo?

Annarita Briganti, che ha di recente organizzato a Milano un dibattito sul tema La nuova maternità , ha raccolto diversi pareri. Ad esempio quello della psicologa Silvia Vegetti Finzi, che sottolinea come la situazione italiana sia "una questione irrisolta che può far emergere un conflitto tra i sessi e che penalizza soprattutto le donne". Già, le donne, non le coppie. Secondo la psicologa Nicoletta Sipos, http://www.nicolettasipos.it/che sull'argomento ha pubblicato il volume "Perché io no?" (Sperling&Kupfer) , sono in particolar modo le donne a subire le chiusure di una legge che favorisce, solo per chi può, il "turismo procreativo" in Svizzera, Spagna, Grecia. Gli uomini, ovvero gli aspiranti padri? "Sono attori non protagonisti", chiosa la Sipos.
"Trovo un'ingiustizia che la donna abbia una data di scadenza riproduttiva e l'uomo no: sono favorevole a qualsiasi intervento per colmare questo divario", sostiene la scrittrice Camilla Baresani, http://www.camillabaresani.com/ sottolineando però che qualche limite dovrà pur esser dato. A 54 anni, come la Nannini, è accettabile essere madri, ma a 64? A 74? Qual è il limite? Il problema, dal punto di vista morale e legislativo, è complesso, inutile negarlo.
Bisognerebbe però ricordare che oltre ai casi celebri di mamme vip ultra 45enni, ci sono anche molte donne giovani che non possono avere figli, che l'infertilità (così come la menopausa precoce) non è un capriccio, ma una malattia. E che la medicina, come si fa in tutti gli altri casi, deve essere usata per guarire, non per punire.

E voi che ne pensate? Che cosa comporta fare un figlio in Italia con la fecondazione assistita? Raccontate su Style.it le vostre esperienze o dite la vostra su uno dei temi più discussi del momento.

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RISULTATI
Francesca 67 mesi fa

@Nina, grazie per aver voluto condividere con noi questo tuo difficile momento. é vero: parlare di queste cose in astratto spesso spinge a conclusioni estreme o giudicanti (io ad esempio quando la Nannini è rimasta incinta ero molto perplessa) mentre la cosa più importante sarebbe mutare l'atteggiamento "militante" (pro o contro) in quello di ascolto, condivisione. Almeno tra donne, dovremmo provarci

Nina 67 mesi fa

Grazie per l'opportunità di confronto, apprezzo molto perché trovo che bisognerebbe dargli più spazio e visibilità.

Nina 67 mesi fa

Io penso tante cose, perché lo sto vivendo sulla mia pelle e mi scontro con la chiusura di una società che impedisce la libertà di azione e di scelta personale su molti fronti, compresa la Pma. Una società che non sostiene e accompagna le coppie verso scelte consapevoli, ma che le lascia a districarsi e naufragare da sole. Se ne parla poco, la vera entità del problema “infertilità” non emerge in tutte le sue sfaccettature. Cosa significa fare la Pma, cosa comporta una scelta del genere, sia a livello personale che di coppia, purtroppo lo sa solo chi si trova a dover affrontare questo percorso faticoso e nella maggior parte dei casi lo vive in privato. In più la Chiesa ci condanna. Libertà significa poterne parlare apertamente,senza vergogna o sensi di colpa e troppo spesso non è così. Il mio punto di vista io l'ho sintetizzato in questo post: http://ninacerca.blogspot.com/2010/11/man-of-year.html Non so se si può fare, in questo caso mi scuso in anticipo con voi.

bismama 67 mesi fa

... ma fare dei figli a 50/60 anni solo perchè si è data la priorità alla carriera prima che ai figli lo trovo profondamente egoista. Essere madri è anche fare dei sacrifici e questo è uno di qeulli! Non significa annullarsi per i figli, ma semplicemente dare loro lo spazio che si meritano, anche se questo comporta fare dei salti mortali. Altrimenti si sceglie attraverso un aut aut! O i figli o la carriera, e questa scelta, la apprezzo molto di più! Ammetto di avere un parere molto controcorrente in tema, ma questo è!

bismama 67 mesi fa

Io, personalmente, non ho nulla contro la procreazione assistita. L'ingegneria genetica mi affascina molto ed è una cosa che, nel tempo libero, studio e approfondisco spesso. Penso, allo stesso tempo, però, che alcuni limiti "naturali" debbano essere rispettati. Cioè cercare la riproduzione anche dopo un'età caratterizzata dalla menopausa, sconvolge gli equilibri. Non solo fisici ma psichici. Avere un figlio a 30 anni o a 40 ha un determinato senso. Averlo oltre i 50 è ben diverso. Non si hanno più alcune caratteristiche fisiche (resistenza e pazienza) per svolgere dei compiti. Non credo sia un preconcetto. Ma la realtà! Se guardiamo le adozioni, ad esempio, uno dei parametri principale per scegliere quale bambino abbinare a quali genitori, è proprio l'età! Un divario molto ampio creerebbe senz'altro situazioni incresciose per mamma e bimbo, di diverso tipo! Ovvio che ogni volta bisognerebbe valutare caso per caso... (continua)

calzo36 68 mesi fa

penso che tutto è racchiuso nel concetto "ogni stagione ha il suo frutto"..nn si può a mio parere procreare un bimbo svolgendo il ruolo di mamma essendo nonna

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