La presenza dell'interprete non fa bene a Eve
Ensler. Non è colpa dell'interprete, naturalmente: è che
l'autrice di I monologhi della vagina - monologhi,
appunto - e di Io sono emozione (edito in Italia
da Piemme), raccolta di racconti e poesie sulla vita segreta delle
adolescenti di tutto il mondo, è abituata a costruire mondi con le
parole, catturando il suo pubblico poco alla volta nella sua
narrativa: il fatto di doversi interrompere, di frammentare il
discorso per dare a chi traduce il tempo di farlo ne penalizza la
magia. Interprete a parte, la mezz'ora che trascorre sul palco di
BoL al Salone
del Libro di Torino è balsamica, rinvigorente, positiva.
Se I monologhi della vagina erano un viaggio
nella riappropriazione del corpo e della sessualità da parte delle
donne, Io sono emozione (titolo originale
I am an emotional creature, io sono una creatura
emotiva: la differenza è piccola, ma non banale) sono un viaggio
all'origine della femminilità.
Le ragazze, spiega Eve Ensler, sono da sempre addestrate a
compiacere.A dire di sì, a negare pensieri, sentimenti e opinioni,
a mettersi al servizio degli altri. Durante l'adolescenza, le
ragazze imparano che essere magre e carine è più importante che
essere intelligenti e indipendenti; che per essere accettate è
necessario somigliare a tutte le altre; che il loro corpo non è
degno di rispetto; che la loro opinione non conta, se non è
positiva e conciliante.
È così che vengono addestrate all'obbedienza. I genitori, dice
la Ensler, temono le loro figlie adolescenti perché le vedono come
vulcani di pensieri, emozioni, vitalità. Le guardano crescere,
appropriarsi della loro fisicità, tatuarsi, tingersi i capelli,
sperimentare, e ne sono terrorizzati. Non è strano che in quasi
tutte le culture le ragazze vengano spinte a plasmarsi secondo i
desideri di altri: la loro indipendenza è pericolosa per l'ordine
sociale.
Questa è la cattiva notizia.
La buona notizia è che molte ragazze sfuggono alle maglie della
tonnara. Io sono emozione parla di Julia
Butterfly Hill, l'ambientalista che nel 1997 si
arrampicò su una sequoia per impedirne l'abbattimento, e ci rimase
un anno, riuscendo nell'impresa di bloccare lo sviluppo
indiscriminato in tutta la zona; parla di Rachel
Corrie, travolta e uccisa da un bulldozer delle forze
armate israeliane mentre faceva da scudo umano alla casa di una
famiglia palestinese che stava per essere abbattuta; parla di molte
ragazze e donne di tutte le età che hanno trovato nelle loro
emozioni l'ispirazione per agire.
Spesso si tratta di adolescenti: mi viene in mente Constance McMillen, la
studentessa che ha denunciato per discriminazione la scuola che le
impediva di andare al ballo di fine anno in smoking, accompagnata
dalla sua fidanzata Minerva, o Gaby Rodriguez, che di recente ha
finto una gravidanza per indagare sulla reazione della comunità che
la circondava, dalla scuola ai parenti ai conoscenti. La complicità
del fidanzato è stata fondamentale: Jorge Orozco sapeva tutto, e
nonostante il terrore di essere picchiato dai fratelli di Gaby le
ha retto il gioco fino alla rivelazione finale.
Si può fare.
Essere creature emotive non è una prerogativa delle
donne. Riappropriarsi delle emozioni più profonde,
viverle, riconoscerle e agire in base a esse, è alla portata di
tutti. Anche gli uomini possono nutrire la
"cellula ragazzina"che è dentro di loro, scrollarsi di
dosso le costrizioni sociali che devono subire quotidianamente e
che sono uguali e contrarie a quelle che pesano sulle donne, e
partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Non serve essere
eroi, ricchi o potenti: basta cominciare.
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