Michela Cerruti: «Se sei donna
e vinci sembra inconcepibile!»

23 maggio 2011 
<p>Michela Cerruti: «Se sei donna<br />
 e vinci sembra inconcepibile!»</p>

Se guardando in TV una gara del circuito Super Stars International Series si vede una Mercedes rosa confetto in mezzo alla bagarre è tutto normale, non è un difetto del televisore.

Le pilotesse, oggi,  stanno sulle dita di una mano: c'è Simona De Silvestro sulle Indy Car (che ieri ha avuto un brutto incidente, ma che ora sta bene), c'è Danica Patrick che è nota alle cronache forse più per le sue foto senza veli che per le pole position e c'è la ex rallysta Michelle Mouton. Volendo esagerare c'è anche la stunt professionista Kathy Patrick a distinguersi in questo mondo.

Da poco c'è anche Michela Cerruti, nata a Roma con domicilio milanese, una laurea in Psicologia alla Cattolica di Milano. È figlia d'arte, il "Baronio" che andava forte negli anni Settanta ci ha messo il gene della velocità, ma non avrebbe mai pensato di vedere sua figlia mettere dietro dei piloti veri.

Quasi per gioco Michela fa un corso di guida sicura con Mario Ferraris, anche lui figlio d'arte, del celebre preparatore Romeo. Il talento di quella ragazzina è chiaro a tutti e inizia così la preparazione, con l'esordio nel Campionato Italiano Turismo Endurance del 2008. I risultati son incoraggianti e il Team Romeo Ferraris investe su di lei sviluppando nel
2009 il "Cinquone", una 500 Abarth 24h Special, progettata e costruita artigianalmente all'interno dell'officina, capace di erogare una potenza di 360 cv. Con il Cinquone il duo Cerruti Ferraris ottiene 4 vittorie sempre al CITE, davanti a Honda e BMW.

«Ma ho cominciato tardi, ero già vecchia per sperare in qualcosa di più» dice Michela, che nel 2010 svolta e si cimenta nel Superstars International Series, il campionato più importante e competitivo da tutti i punti di vista, riservato a vetture con cilindrata superiore ai 4000 cc e con più di 400 cv.

Raccoglie la chioma bionda, infila il sottocasco e corre con una Mercedes C63 AMG da 530 cv circa, combatte con piloti navigati e fa miglioramenti notevoli, spesso nascosti tra i tempi delle prove libere o in gara, ma che lasciano sperare nella stagione successiva.

La stagione è cominciata e Michela ora è terza nella classifica internazionale e prima in Italia con due vittorie nella tappa di Monza.

«I piloti che corrono contro di me mi rispettano, sanno quanto ho lavorato duramente per prepararmi» racconta lei.

Adesso quanto ti alleni?
«Corro con i kart due volte a settimana, vado in palestra ogni giorno e almeno un paio di volte al mese vado a Bologna per guidare con il  simulatore». Il ... simulatore? «Sì, mi vesto esattamente come se fossi in pista, quindi casco, guanti e tuta. Si entra in una scocca, proprio come se fosse la mia macchina e il livello di aderenza alla realtà è dell'85%».

La stagione è ancora lunga.
«Ci sono due gare per week end ogni due settimane e in questo caso io e il team dobbiamo essere sul posto il giovedì. Sono 5 gare in Europa e 4 in Italia». Così è impossibile avere un fidanzato. «Eppure l'ho avuto fino a poco tempo fa. Lui super organizzato, io vivo di imprevisti e mi muovo all'ultimo momento. Non poteva funzionare a lungo!»

Non passerai molto tempo in solitudine, se non altro hai un bacino piuttosto vario in cui pescare. Ride.
«Sì è vero, il problema è più per loro che hanno una scelta limitata! E poi i piloti sono una categoria che non mi si addice. Qualcuno si è anche dimostrato interessato, ma si dimenticano sempre di avere le fidanzate a casa».

È una dimenticanza trasversale, non capita solo ai piloti. Tornando alle corse, sei arrivata così in alto in così poco tempo. Dove ti vedi per le prossime stagioni?
«In Italia l'attenzione è tutta sulla Formula 1 e la Moto GP, le corse fuori da questi circuiti non hanno seguito purtroppo. Mi piacerebbe arrivare a correre in Germania, o in America. Gli americani hanno lo show nel sangue. Quel che è certo è che non vorrei smettere, mai».

A proposito di show business. Bionda, alta, magra. Un approccio televisivo lo stai sperimentando facendo il commento delle Indy su SKY. Se ti proponessero il reality?
«Diciamo che non è il mio genere. Mai dire mai, però. Pur essendo consapevole che l a visibilità aiuta, soprattutto in categorie come la mia dove gli sponsor si trovano a fatica, preferisco portare avanti l'aspetto sportivo di me, più di ogni altra cosa».

Nel tempo libero, ammesso che tu ne abbia, ci vai dall'estetista con le amiche?
«Poco, ma davvero vorrei farlo più spesso. Vorrei poter mettere lo smalto, ma non durerebbe due giorni. Quando sono a casa mi capita di passare un pomeriggio in centro, con anche un po' di sano shopping».

E di cosa parli con le tue amiche?
«Bè loro non capiscono una mazza del mio sport, ma le sto istruendo. Per il momento vedono la macchina rosa su Rai Sport e la seguono. A Monza giocavo in casa e sono venute. Comunque quando usciamo non parliamo di macchine e centraline!».

Ma com'è mettere dietro un uomo al volante?
«Dirò la verità: se sei donna e fai un decimo posto sembra una cosa straordinaria. Quando poi vinci è inconcepibile!»

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