Nobel per la Pace alle donne africane?
La campagna Noppaw arriva in Italia

24 maggio 2011 
<p>Nobel per la Pace alle donne africane?<br />
 La campagna Noppaw arriva in Italia</p>

«Le donne sono la spina dorsale dell'Africa»: è questa la motivazione che sta alla base della campagna internazionale per l'attribuzione del premio Nobel per la Pace 2011 alle donne africane.

L'iniziativa, guidata dal comitato internazionale «Nobel Peace Prize for African Women» (Noppaw), ha preso ufficialmente il via nel mese di febbraio e sta raccogliendo adesioni da parte di enti, istituzioni e singoli cittadini in tutta l'Italia e nel mondo intero.

Dopo il convegno «ChiAma l'Africa» che si è svoto ad Ancona il 21 maggio, mercoledì 25 l'iniziativa viene presentata alla Farnesina, a Roma: all'evento partecipano il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha dato pieno sostegno alla campagna Noppaw, e le testimonial Clarissa Burt e Amii Stewart.

L'obiettivo della campagna è quello di raccogliere il maggior numero di firme possibile per inviarle in Svezia, al comitato che attribuisce il Nobel per la Pace, e far entrare così le donne africane nella rosa dei candidati.

La proposta è certamente insolita: il Nobel viene tradizionalmente vinto da singolo individuo, o al massimo da un'associazione, non certo da un gruppo formato da migliaia di persone. «Si tratterebbe di un Nobel collettivo - si legge sull'appello di Noppaw -. Tutte le donne africane meritano il Nobel per la Pace, nessuna esclusa. Vorremmo che fosse riconosciuto a livello internazionale il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale del continente».

«L'Africa cammina con i piedi delle donne»: recita lo slogan della campagna di raccolta firme. «Ogni giorno centinaia di migliaia di donne percorrono le lunghe strade africane alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa - dicono i promotori dell'iniziativa -. Gran parte di loro cammina per 10-20 chilometri per portare l'acqua alla famiglia. Poi vanno a piedi nei mercati dove vendono quel poco che hanno per portare a casa la sera il necessario per nutrire i propri figli. Sono loro a garantire ogni giorno la sopravvivenza di un popolo intero».

>>GUARDA LA PHOTOGALLERY «GLI SGUARDI DELL'AFRICA»

In Africa, infatti, le donne controllano il 70% della produzione agricola, producono l'80% dei beni di consumo e assicurano il 90% della commercializzazione. Sono decine di migliaia le piccole imprse che le donne hanno organizzato attraverso il microcredito. Le organizzazioni di donne impegnate in politica, nella diffusione dell'istruzione, nella sanità e nella costruzione della pace sono tantissime.

Nonostante ciò, spesso non possono, per legge, possedere un pezzo di terra, subiscono stupri e mutilazioni genitali. A volte si vedono strappare i figli, costretti a fare i soldati.

«In Africa non è pensabile nessun futuro senza la partecipazione attiva e responsabile delle donne. Senza ciò che stanno facendo oggi le donne, non ci sarebbe nessun domani per l'Africa».

I firmatari dell'appello sono già oltre 20 mila (tra loro anche Rita Levi Montalcini, Gianna Nannini e molti politici italiani), ma non sono ancora abbastanza. L'appello può essere firmato anche on line sul sito internet di Nobel Peace Prize for African Women.

 

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

INTERESSANTI IN RETE

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).