Abu Dhabi in cabriolet

27 maggio 2011 

Sbagliare strada e passare con una Maserati GranCabrio per le viuzze smembrate dai cantieri, nel cuore della Città Vecchia di Abu Dhabi, ha dell'incredibile. Tanto per cominciare quelle vie sono strette e una volta incastrata lì nessuno verrà ad aiutarti, questo è sicuro. Costretta  a perdere tempo nell'abitacolo però, ti guardi intorno e capisci che in mezzo allo smembramento generale della città - per fare spazio ai nuovi, mastodontici building a specchio - i reperti archeologici locali sono dei palazzotti a cinque piani degli anni Settanta.
Ad Abu Dhabi è come se le grandezze, in generale, fossero fuori scala. Qualche esempio?

La Moschea
Mesi di lavoro ininterrotto dei tessitori iraniani per creare il tappeto tessuto a mano più grande del mondo, che orna la sala di preghiera principale dentro la moschea Sheikh Zayed Bin Sultan Al Nahyan. Una gigantesca macchia bianca dentro la città, con un curioso assemblamento di pregerie internazionali. Tutto il marmo e gli intarsi delle pietre preziose sono Made in Italy, i cristalli vengono dall'Austria e le piastrelle calligrafate dalla Turchia.

Voluta dal Padre della Nazione, il compianto Sceicco Zayed, la moschea custodisce educazione e tolleranza sotto le cupole rivestite in oro 24 carati che luccicano nel quartiere di Al Ain. I turisti non sono visti di buon occhio e le donne possono entrare solo passando prima per una changing room dove si spogliano per cambiarsi con gli abiti locali, velo compreso. Quasi nessuno riesce a indossare correttamente lo Hijad con il rischio che si possano scoprire i capelli, così è stata messa una persona preposta ad annodare il foulard di seta, che spesso per la fretta diventa un Al Amira o uno Shayla, due variazioni più easy.

Lo shopping
Boutique italoamericane nei mall a parte, riuscire a comprare un vero tessuto per gli abayas è un'impresa. Gli Abayas sono gli abiti tradizionali delle donne negli UAE: le immagini dei tuniconi neri che arrivano a noi sono quanto di più lontano possa esserci da quelli veri. Mohammed Monassar, il fornitore degli entourage nobiliari, custodisce in atelier chilometri di sete preziose con le quali ogni buona moglie dell'alta società poi si farà confezionare un Abayas per gli eventi formali. Qui, al 35 di Sharja Street, ci sono sete coloratissime con intarsi di smeraldi, rubini e diamanti gialli con prezzi da capogiro che partono dai 3000 euro per un metro di stoffa.

Chi non rinuncia nemmeno di giorno all'alta sartoria in genere va da Arabesque, dove si trovano shayla e abayas particolarmente creativi. Anche quelli all black, considerati più casual, spesso hanno lavorazioni artigianali impressionanti o spolverate di diamanti neri all'interno, per esempio sulla fodera delle maniche.

Falcon Hospital
Partiamo dal presupposto che nessun indirizzo corrisponde effettivamente a un punto nella realtà. Questo succede perché la città cambia faccia di continuo e le mappe non gli stanno dietro con gli aggiornamenti. A dirla tutta, succede anche perché non ci sono i nomi sulle vie e le strade si chiamano Qualcosa-Zayed. Quindi raggiungere il Falcon Hospital, nel deserto di Abu Dhabi, può essere un'impresa.

Una volta arrivati, rendersi conto che parcheggiare una supercar è un conformismo, ti obbliga a gironzolare nel parcheggio come se fosse un autosalone con le vetture in serie speciale/limitata/celebrativa più costose per quella porzione di mondo. Qui confluiscono tutti i falchi degli UAE per essere visti dalla plurititolata dottoressa tedesca Margit Gabriele Mueller, sia per le indispensabili sessioni di training che per gli interventi chirurgici più complessi. Nonostante il falco femmina in natura sia più grande e più pericolosa del maschio, non fa una piega quando si tratta di sottoporsi alla manicure e alla lucidatura del becco.

Benzina
Non parliamone nemmeno. Un pieno che in Italia costerebbe intorno ai 110 euro, alla stazione di servizio azzurrina con il simbolo del falco rosso e bianco della  ADNOC (Abu Dhabi National Oil Company, ndr) costa come un drink.

Oud
Se siete delle fanatiche dei rituali, una volta scoperto il mondo dell'Oud, non potrete più farne a meno. Nel Golfo Arabo i profumi si commerciano vivacemente ancora oggi, sia nei Souk che nelle kitchissime boutique in marmo. Proprio come in passato, l'etichetta vuole che per un ospite in visita, il padrone di casa bruci l'oud, letteralmente "legno", migliore per profumare gli abiti dell'amico in visita, infilando un bruciatore in argento sotto le vesti. Non è incenso, l'oud si brucia ma lo si usa rigorosamente in coordinato anche per profumare la pelle.

Ogni uomo ha la propria essenza personale, un olio con il quale si cosparge tutti i giorni più volte al giorno e uno scelto da lui per la propria donna con il quale cospargerla. I profumi d'Arabia sono resine aromatiche, mandorle amare, semi di anice, gelsomino, cannella, legni di cedro e sandalo. Uno dei profumieri più in della città è Abdul Samed Al Qurashi, proprietario di The house of Oud.

Una puntata a Yas Island, vale sempre la pena farla. Sia per vedere da vicino il gigantesco parco a tema Ferrari World, o per vedere il futuristico Yas Hotel  dalla terrazza di Cipriani dentro il circuito di Formula1, ma anche perché spesso ci bazzicano diversi Sceicchi.  Arrivano da Doha, Dubai, Fujairah, Sharjah e Ajman con i loro giocattoli da pista.  Vero consumatore di cordoli è lo Sceicco Bin Hamad Khalifa Al Thani, Emiro del Qatar (patrimonio stimato in 1 bilione di dollari, ndr) con la sua Maserati MC Corsa edizione speciale 1 of 12, dove dodici indica quante ne esistano al mondo.

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Foto: Maserati SpA / Andrea Burz / LeoBurnett

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