Mauro Corona: «I maschi sono impauriti dalle donne, per questo le umiliano»

06 giugno 2011 
<p>Mauro Corona: «I maschi sono impauriti dalle donne, per questo
le umiliano»</p>

Mauro Corona presenta mercoledì 8 giugno il suo La ballata di una donna ertana all'interno del Festival Artistico Letterario che si tiene al Museo Fondazione Matalon di Milano. In anteprima ecco cosa ci ha raccontato del suo ultimo libro.

Quando parla, Mauro Corona è un fiume in piena, con i pensieri che si inanellano uno nell'altro senza soluzione di continuità. Un po' come la sua Ballata della donna ertana, (Mondadori Ed. 2011), scritta in dialetto nell'arco di due inverni (quello del 2006-2007 e il successivo); fra le pagine scorrono i giorni duri di una donna di Erto, si incatenano uno all'altro fra poche gioie e molti dolori, giorni tenuti insieme dalla pazienza e dalla rassegnazione.

Un'esistenza fatta di pochi mezzi, accanto a un marito beone e violento, dove l'unica luce sono Dio e i figli. Ma la vita è crudele, e anche Dio è da maledire se si porta via tutti i tuoi figli: morti di malattia, di caso, di malasorte. Eppure la donna ertana non si piega, non chiede nulla; solo di non avere più vita, ché ne ha avuta anche troppa.

Chi è la donna protagonista della ballata?
«Non è una sola donna, è tante donne messe insieme. E' tutte le donne massacrate, zittite e vilipese in ogni tempo, oggi compreso, da noi maschi inutili, fuchi egocentrici e narcisi. E' mia madre e mia nonna: la prima anche lei zittita e umiliata, la seconda accecata da mio nonno per avergli risposto male, lui che predicava bene dicendo che con gli altri si deve essere come i coppi su un tetto, che non trattengono l'acqua ma la lasciano scivolare via, e poi però non tollerava che la moglie gli rispondesse per le rime. E' una donna ertana che davvero ha perso tutti i suoi figli; ed è Cate, una cugina di mia madre che si prese cura di noi bambini in un momento di difficoltà».

Cate è l'unica persona che aiuta la donna ertana senza chiedere nulla in cambio.
«Sì, perché è una donna e voi donne siete ancora capaci di solidarietà. Un uomo aiuta solo se ha un proprio tornaconto, una donna - nonostante la selva feroce in cui oggi viviamo - no: risponde alla richiesta di aiuto».

Come mai ha scritto la ballata in dialetto ertano?

«E' nato tutto da un gioco, una sfida con il mio amicoErri De Luca. Lui aveva scritto Morso di luna nuova, un testo teatrale in dialetto napoletano, e mi aveva chiesto "Perché non ci provi anche tu?". All'inizio ho tentennato, io non amo molto il dialetto ertano: è un dialetto duro, fatto di colpi d'ascia e accenti sempre aperti. E' un dialetto orgoglioso e arrogante, come la gente che lo parla. Poi però è diventato un modo per ricordare come sono cresciuto, e di rendere omaggio alle donne, alla loro capacità di resistere, alla loro forza e al loro coraggio nonostante ancora oggi siano sempre insultate, umiliate, uccise persino. Gli uomini si riempiono la bocca di proclami e parole di uguaglianza, ma poi non cambia nulla: ma le pare possibile che al salone del libro, su 150 scrittori scelti per rappresentare i 150 anni dell'Unità d'Italia solo otto fossero donne?»

Non c'è speranza allora? Non raggiungeremo mai la parità?
«No, mai. Perché il male mette radici là dove un individuo si crede migliore di un altro. I maschi diventano migliori solo per il proprio tornaconto; forse solo il terrore della morte, di fronte a una catastrofe planetaria, potrebbe costringerli a cambiare. La verità è che noi poveri maschi siamo impauriti dalle donne, e per questo continuiamo a umiliarvi».

Nel libro ci sono anche alcuni disegni fatti da lei, e la donna che vi compare è giovane e bella, con un'espressione malinconica ma anche molto dolce.
«Così come il dialetto e questa storia sono stati poi anche un modo di riflettere su di me, sulle nostre donne e i nostri uomini, i disegni sono l'espressione di un me più profondo; quei disegni esprimono dolcezza perché io sono una persona buona e dolce, un timido che ha quasi rischiato l'alcolismo per la sua timidezza. Perché la timidezza viene considerata un limite, e invece è un valore aggiunto, rende una persona più umana è vera. Certo, poi se la vita ti stritola tu devi reagire, ma io resto nel profondo la persona che ero».

La ballata è stata scritta in due inverni, con una pausa in mezzo. Cos'era successo?
«Due cose. In primo luogo, all'inizio io non ero per niente convinto di scrivere in dialetto, non ci credevo e per questo ho sospeso la scrittura della ballata alla fine dell'inverno del 2007. E poi, questa storia è fatta di gelo, il gelo dell'esistenza e dell'anima. Non avrei mai potuto scriverla in piena estate, con i fiori e il sole. La mia scrittura dipende sempre intimamente e istintivamente dalle stagioni, e questa storia aveva bisogno di freddo, della solitudine invernale, dell'afflizione che mi prende in certi momenti di gelo: ero affranto, e la storia è uscita. Del resto, lo diceva anche Antoine Artaud: si dipinge, si compone musica e si scrive per uscire dall'inferno».

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RISULTATI
pietro 66 mesi fa

mi spiace per lo scrittore ma credo , fortunatamente .... che ci siano donne che non hanno bisogno di ballate ....come ci siano maschi che non si sentano inutili per riuscire ad esprimersi ... sono solidale ai personaggi e all' autore !!!

Paola 66 mesi fa

Mi stupisce sentire un uomo parlare di un suo simile in modo cos' lucido ed efficace

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