La Biennale va metabolizzata:
il Padiglione Italia ancora di più

09 giugno 2011 
<p>La Biennale va metabolizzata:<br />
 il Padiglione Italia ancora di più</p>

Attenzione, la digestione potrebbe essere lunga. Parliamo del Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia. Giù di voce ma non di verve, Sgarbi ha finalmente aperto le porte del "suo" spazio all'Arsenale. E dai musi lunghi alle facce divertite, all'inaugurazione si è visto e sentito di tutto.

Ci hanno accolti due opere d'arte viventi, incarnazioni di bellezza da non toccare (avvisava un megafono): un giovane uomo e una lussureggante giovane donna (grande amica del padrone di casa) diventano le installazioni umane di Gaetano Pesce, messe a sedere su un trono di similbudella colorate.

Dell'Eden perduto, a parte queste meraviglie resta un giardino apparentemente senza un filo d'ombra, entra ed esci dalle sale tanto il caldo è uguale, se entri è una specie di circo ma bisogna. Viva l'Italia, che sempre Gaetano Pesce ha messo "in croce" riproponendo a Venezia la scultura già presentata in Triennale a Milano: un'Italia grondante sangue (resina rossa), qui ambientata non così bene; come malamente - ma vogliamo credere, apposta - sono accostate le tante opere selezionate dai 38 intellettuali nominati da Sgarbi.

Il caldo contribuisce all'insofferenza visiva verso accostamenti troppo ravvicinati e di troppa roba, giustapposizioni quasi casuali. Alcuni autori non nascondono la loro irritazione per essere stati deprivati di uno spazio celebrativo proprio, della solennità della fruizione, insomma è il contrario di quello che si è costruito Jan Fabre alla Misericordia.

Nel Padiglione Italia sono tutti un po' "messi in riga"; curatori e artisti dovrebbero in teoria abbassare le ali, mentre gli intellettuali - di cui Sgarbi come sappiamo fa parte - scelgono e giudicano; il trono è il loro, come prima c'è chi decide ma almeno sappiamo chi è, nomi e cognomi.

Dal punto di vista dell'affollamento si salva al pelo la sezione fotografia. Per il resto sembra un magazzino, un guazzabuglio in cui ad esempio è immortalato Elio delle Storie Tese nei panni di San Francesco, che in carne ed ossa all'inaugurazione ha firmato autografi in saio distribuendo santini (dal quadro che lo ritrae tale quale) affiancato da una altrettanto improbabile Santa Caterina da Siena. E mentre i due giocano a fare l'attrazione e i patroni di un'Italia disastrata e disunita, qualche artista invitato ad esporre mugugna, mentre gli altri fanno buon viso ad una sorte che comunque non è da buttar via. I visitatori si dividono, non equamente, tra chi non apprezza e chi si diverte: discutono sul prato, e questo è bello di per sé.

Vengono in mente parole colte per strada mesi fa, un veneziano di abbondante mezza età che spiegava ad un'amica orientale: «La Biennale è interessante, ma non è bella. No, non è bella da vedere». La Biennale è bella da pensare, specialmente dopo. Va metabolizzata.

E se a giorni di distanza vi tornano in mente i fotogrammi di quanto avete visto, se per esempio non vi togliete dalla testa questo bazar ma anzi vi capita di pensare che in fondo questa sia la rappresentazione del nostro paese, e della sua varietà, e incertezza, ricchezza, e povertà, e libertà ma anche costrizione, se testimonia la sovrabbondanza di artisti e magari non tutti eccelsi, se scegliere è diventato difficile o non sapete più farlo finché qualcuno non vi confeziona il pacchetto, allora forse siamo questo, e va bene così.

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
xandrea 61 mesi fa

Ho visitato il padiglione italiano dell'arsenale il durante il week end. L'ho trovato all'immagine della televisione italiana : logorroico, confuso, al limite del buon gusto. Buona operazione per Sgarbi e il suo ego smisurato e per una moltitudine di artisti che mai avrebbero potuto (né dovuto) essere esposti il tale sede. Pessima operazione per l'immagine della biennale e dell'arte contemporanea italiana tutta intera.

pino boresta 63 mesi fa

Vernissage del 13 giugno 2011 del Padiglione Italia a cura Vittorio Sgarbi, all'Arsenale per la 54° Biennale di Venezia. Cronistoria: Ahooo!.... c’ero anch’io Cosa esiste di più bello che esserci a tutti costi per poi sparire in mezzo a tutte le altre centinaia di opere sparpagliate in ogni dove; sopra e sotto a destra e sinistra di qua e di la dentro e fuori e ovunque fosse possibile infilare qualcosa, ebbene io per il mio pubblico non mi tiro mai indietro e quindi anche questa volta ero lì. continua qui http://www.artsblog.it/post/7269/biennale-di-venezia-2011-allalba-della-vernice-le-polemiche-su-vittorio-sgarbi

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).