Contraccezione maschile: fatti e misfatti
dell'Antica Grecia

10 giugno 2011 
<p>Contraccezione maschile: fatti e misfatti<br />
 dell'Antica Grecia</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

E di nuovo si parla di un tema ormai vecchio di anni: la contraccezione maschile. Gli uomini che dovrebbero farne uso si dividono fra benevoli gentiluomini: "certo amore, è giusto che anch'io dia il mio contributo" e maschi nel senso antico del termine: "beh, non puoi chiedermi di fare a meno della mia virilità"...

In mezzo, legioni di "non so", "non mi interessa"... Insomma, il pillolo non decolla e l'onere, anche l'onore?, della contraccezione rimane a noi, è materia nostra. La questione non è facile da risolvere: serpeggia sotterranea l'idea che sia umiliante bloccare la fertilità del partner, inibire la sua capacità di fecondare e quindi di procreare.

Un'idea antica quanto il mondo, che abitava anche la mente dei Greci, i quali non si ponevano certo il problema del controllo delle nascite. Grandi esperti di relazioni amorose,
i nostri Greci non ne sapevano gran che di come si concepiscono i bambini.

All'inizio di una tragedia famosa di Euripide, l'Ippolito, il protagonista (Ippolito, appunto), che è un giovane cacciatore misogino, di fronte al pubblico, erompe in un lamento: "come sarebbe bello depositare in un tempio il seme e poi, dopo un po' di preghiere e offerte, tornarsene a casa con un bimbo!". Un bimbo fatto da soli, senza l'aiuto di una compagna...

In un'altra storia crudele, questa volta ambientata nella regione selvaggia della Tessaglia, una moglie, Procne, scopre che il marito Tereo l'ha tradita nel peggiore dei modi, violentando sua sorella e riducendola al silenzio. Mentre medita sul modo migliore per vendicarsi di un'offesa tanto terribile, vede passare di fronte a sé il suo unico figlio maschio. Lo guarda e realizza che è identico al padre, che è, semplicemente, una versione ridotta dell'odiato compagno e così... lo uccide, lo uccide senza voltarsi indietro e senza rimorsi, perché crede che il figlio tanto amato sia suo marito in piccolo.

In queste storie, e in tante altre, si affaccia sempre un pensiero sorprendente: nello sperma maschile c'è già un po' tutto quel di cui c'è bisogno per fare i figli. La fecondazione non è cosa che riguardi uomini e donne allo stesso modo, niente a che fare con il magico fondersi di spermatozoi e ovuli.

Il maschio greco credeva di possedere un seme che aveva già la forma del bambino: dotato di braccia, gambe, faccia, occhi... tutto al posto giusto e tutto perfetto... solo un po' piccino. Alla donna spettava solo il facile compito di tenere nella pancia il bimbo per qualche mese, come un forno a lenta cottura, così che quella creatura, prima microscopica, potesse crescere fino a diventare una copia del padre.

In questo modo ai maschi veniva lasciata la parte creativa della faccenda, alle femmine quella, diciamo così, dell'esecuzione materiale. I Greci si illudevano perciò di poter fare a meno delle donne e che la faccenda riproduttiva fosse in mano loro. In realtà, allora come oggi, non erano riusciti a liberarsi totalmente di noi.

Ci lasciano la parte "scomoda": la contraccezione. Ci concedono anche, però, la parte più bella e poi, dopo nove mesi, finiscono per avere, guarda un po', figli che somigliano anche
alla mamma. Un miracolo?

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RISULTATI
calzo36 66 mesi fa

infatti la procreazione nn appartiene al padre o alla mamma ma ai Genitori che va oltre l'egoismo normale del sesso

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