Andreas Verheijen, il Frankestein dei fiori

05 luglio 2011 

Tutti da bambini ci siamo proclamati futuri astronauti, trapezisti, ballerine di danza classica e assaggiatori di cioccolato. E per fortuna in Olanda qualcuno si è ricordato dei suoi sogni di bambino. Perché il biglietto da visita di Andreas Verheijen recita proprio: 'ingegnere floreale'. In realtà dopo aver visto le sue sculture lo si può chiamare anche artista, compositore, scultore e una serie di altre cose...

Incontro Andreas e gli chiedo se è l'amore per la scienza o quello per i fiori che lo hanno portato dall'accademia di St. Joost attraverso Harrods fino alla sua composita professione attuale: «Sicuramente l'amore per i fiori. Da piccolo aiutavo i miei genitori in giardino, e per arginare il mio entusiasmo mi fu data una piccola parte di giardino, tutta mia. Compravo semi con i risparmi e raccoglievo in giro tutte le piante che mi colpivano. Da grande, dall'orticoltura sono passato alla floricultura e poi ho studiato  design in accademia».

Il lavoro di Andreas consiste in molte e diverse attività, tutte legate ai fiori, il flower engineer è solo una di queste - forse quella che lo appassiona di più, considerata la sua soddisfazione quando racconta che: «Una radio in un'intervista recente mi ha chiamato il Frankestein dei fiori, e questo mi ha fatto sorridere davvero!». Le sue architetture floreali sono per la maggior parte lavori eseguiti su commissione, per riviste, programmi televisivi, mostre, fiere o eventi privati.

Il modo in cui descrive le sue creazioni mi fa chiedere: «diresti che sei uno dei pochi fortunati a fare un mestiere che ama davvero?» e come pensavo mi dice: «Assolutamente! Mi diverto immensamente a fare il mio lavoro. Alcune volte non è semplice, quando le cose non vanno esattamente come vorrei. Allora mi chiedo perché faccio questo mestiere, ma mi rassicuro subito pensando che in ogni professione c'è una parte complicata o difficile, e alla fine proverò una grandissima soddisfazione».

Visto il suo background di studi gli chiedo quale architettura paragonerebbe a se stesso, e mi racconta della moschea di Djenné in Mali, sulle rive del fiume Bani, l'edificio di fango più grande del mondo, patrimonio dell'Unesco. «L'edificio deve essere manutenuto continuamente, e restaurato, perché l'erosione del sole e della pioggia non lo cancelli completamente. Anche il materiale con il quale lavoro io deve essere curato molto, quello che costruisco  con i materiali vegetali dura pochissimo, a meno che non sia curato e ricostruito. Penso che quella moschea sia un simbolo di umanità, comunità e creatività - dobbiamo sempre lavorare su questi elementi per salvarli dall'erosione».

A questo punto rimane una sola domanda, ovvero che cosa bisogna fare per diventare un ingegnere floreale? Andreas mi risponde che bisogna imparare ad osservare la natura, la maniera nella quale gli elementi vegetali crescono, questo secondo lui è il modo migliore per imparare le forme naturali - insieme alla creazione e la cura per le proprie piante.

Alle sue composizioni manca solo la parola, ma a voler ascoltare Saint Exupery: "Non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e annusarli".

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