Totem Girl: guerrilla art collettiva
contro l'abuso del corpo femminile

06 luglio 2011 
<p>Totem Girl: guerrilla art collettiva<br />
 contro l'abuso del corpo femminile</p>

Un blog, e una mostra fotografica (Totem Girl, alla Cooperativa La Liberazione di V. Lomellina a Milano, fino al 30 luglio) per dare voce non solo virtuale al movimento di guerrilla art collettiva che, nato in rete, propone il polemico censimento dei corpi che affollano le affissioni pubblicitarie.

Corpi che, come ben sappiamo, sono nella stragrande maggioranza di donne, spesso e volentieri mezze nude anche quando si tratta di pubblicizzare un prodotto che con la nudità e le donne non c'entra granché.

«I manifesti pubblicitari sono ovunque, è impossibile evitarli: non si possono spegnere come con la televisione, né ci si può tappare gli occhi - scrive Lara Zivago, ideatrice del blog Totem Girl - La maggior parte delle affissioni hanno come soggetto principale i corpi femminili, spesso rappresentati in modo volgare o sotto forma di donne-bambine ammiccanti. La "chirurgia digitale", poi, completa l'opera: inventa corpi e forme che in natura non esistono plasmando i nostri gusti su quei canoni estetici. Scopo del blog è censire questi corpi totem».

La considerazione interessante, al di là della riflessione di fondo, è proprio l'aspetto collettivo dell'invito: chiunque può segnalare una pubblicità che trova sgradevole, discutibile, o anche solo in linea con l'obiettivo del blog. Così come chiunque può scaricare, ritagliare e incollare gli adesivi che rimandano a Totem girl. Un altro segno di qualcosa che accade e ci coinvolge sempre più di frequente: i cambiamenti nascono anche dal basso, e il fatto di essere abituati a un certo modello (che ci circonda e ci obbliga alla coesistenza sotto lo stesso cielo) non implica automaticamente che quello sia un modello sano, corretto, condivisibile.

Abbiamo il diritto di essere critici, ma forse lo abbiamo dimenticato. Non solo: visto e considerato che il cordone della borsa è nelle nostre mani, abbiamo il diritto di pretendere che quell'immagine, quel claim, quel modo di ammiccare e sottolineare che ci offende (se ci offende), venga ritirato, cambiato, buttato in fondo a un pozzo. Ma - forse - abbiamo dimenticato anche questo.

Insomma: apriamo gli occhi. In fondo, non è quello che ci chiede la pubblicità?!

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RISULTATI
ViolaD 65 mesi fa

Brava davvero! Penso che va tutto proprio a favore delle donne.Grazie!

gabriella 65 mesi fa

sono andata alla mostra fotografica del 4 luglio e, come ho già dto con Lara, pur essendo consapevole dell'utilizzo insensato del corpo delle donne nella pubblicità, il suo blog ha contribuito a sensilizzarmi ancor di più sul problema e a guardare con occhi diversi ciò che ci circonda... brava Lara

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