Omaggio a Cy Twombly

07 luglio 2011 
<p>Omaggio a Cy Twombly</p>
PHOTO GETTY IMAGES

«La mia linea è simile a quella di un bambino ma non è infantile. E' molto difficile da imitare... per raggiungere questa qualità bisogna proiettarsi nella linea del bambino. Bisogna sentirla» - questa è solo una delle frasi che Cy Twombly - o Edwin Parker Jr. - ha pronunciato da quel lontano 1928 nel quale ha visto la luce a Lexington, in Virginia.

Dopo aver studiato storia dell'arte a Boston, Washington e New York inizia a lavorare come crittologo per l'esercito, poi incontra artisti come Rauschenberg e Jasper Johns a New York - ma forse quei codici che ha decifrato hanno lasciato traccia nell'uomo piu' della scuola d'arte.

Non ancora trentenne decide di trasferirsi a Gaeta, dove emergono soggetti mitologici come la Leda e il Cigno, la nascita di Venere. E' il periodo dei simboli erotici e corporali, prima dell'arrivo degli anni Settanta e dei suoi "grey paintings".

I temi della pittura e la scultura (quest'ultima va e viene nell'attività dell'artista) attingono di continuo dalla letteratura classica, Omero per esempio (e' del 1978 il suo ciclo ispirato all'Iliade), ma anche da poeti moderni come Mallarmé - mentre Twombly dipinge stando sulle spalle di un amico, che cammina davanti alla tela bianca, perché la linea non s'interrompa mai.

Le sue opere hanno viaggiato per mezzo mondo, dalla Biennale di Venezia, al Moma, passando per la Tate fino alla Cy Twombly Gallery progettata da Renzo Piano - anche se la collezione più consistente si trova in realtà al Brandhorst Museum di Monaco e a Houston in Texas.

Cy Twombly, appena scomparso, verrà ricordato come uno dei maestri dell'informale astratto americano e forse principalmente per le sue opere che ricordano insieme i graffiti primitivi e quelli dei giovani teppisti nei gabinetti, lui che ci metteva tantissimo a preparare un lavoro "ma in quindici minuti posso fare un quadro", e spiegava: «Lavoro a onde, perché sono impaziente. Anche per la fisicità, la mancanza di respiro dovuta allo stare in piedi».

Le sue opere astratte e rarefatte ma intense sono state anche protagoniste di fatti di cronaca come il famoso 'caso Phaedrus': quando un'artista di origine cambogiana decise di dare un bacio a stampo al trittico esposto al museo di Avignone, lasciando una traccia di rossetto sulla tela.

Suo è anche il decoro del soffitto della sala dei bronzi del Louvre, 400 metri quadrati di arte contemporanea stesa sopra quelle opere antiche.

Continuamente riscoperto e reinterpretato dai critici, forse ha realizzato per Degas l'aspirazione ad essere sconosciuto e illustre insieme. La complessità, la contraddizione delle sue opere e la tela irregolare che tessono tra di loro dipinge benissimo il clima del dopoguerra e le contraddizioni del selvaggio progresso che lo hanno seguito.

Twombly non aveva niente di facile da capire, da interpretare, e non è rassicurante perché non può essere ricondotto con tranquillità a una categoria, a una scuola, a una scatolina. Era come le sue linee, difficili da seguire e sovrapposte, anche involute.

Bisogna studiarlo con pazienza, attraverso le opere e non solo, magari riprendere L'Iliade per salire alla sorgente di un pensiero e una visione che per una volta non sono immediate per lo spettatore. Ne leggerete molto sui giornali e sulle riviste in questi giorni.

Questi furo gli estremi onor renduti/ al domatore di cavalli Ettore (Iliade, canto XXIV).

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