Michela Murgia: «La Chiesa ha creato la (sua) donna ideale»

12 luglio 2011 
<p>Michela Murgia: «La Chiesa ha creato la (sua) donna ideale»</p>

«Ora che sto presentando Ave Mary dico sempre questa cosa: Io sono qui con voi, il che significa che oggi mio marito ha pranzato da solo. E a mezzogiorno e mezzo mia madre o mia zia gli hanno bussato alla porta per portargli una pentola con qualcosa dentro. Perché sono convinte che essendo io inadempiente al mio ruolo femminile, il modo per salvarmi il matrimonio è non dare a mio marito la possibilità di lamentarsi che una donna non lo accudisce. Mio marito, ovviamente, è figlio dei nostri giorni e si domanda se pensino che è un incapace, uno che non è in grado di farsi un piatto di pasta da solo. In realtà, per loro lui sta facendo il suo mestiere di maschio: quella che sbaglia sono io».

La voce di Michela Murgia mi arriva da uno dei tanti alberghi che le fanno da casa nel tour di Ave Mary (Einaudi Stile Libero), il saggio teologico pop con cui ha fatto seguito al premiatissimo bestsellerAccabadora (Einaudi). Accabadora parlava di una madre adottiva; Ave Mary si occupa di quella che è la madre di tutti i credenti, Maria, e dell'influenza del culto mariano sulla condizione della donna.

Non fatevi ingannare dalla matrice teologica: questo è un libro per tutte, credenti e non. «L'immaginario religioso è parte integrante dell'immaginario collettivo femminile e maschile. L'idea che il pensiero religioso sia ristretto ad ambienti chiusi e retrivi è un errore madornale. Molte donne non più religiose o che guardano l'esperienza religiosa a distanza in realtà vivono secondo immaginari fortemente condizionati dal tipo di cultura religiosa in cui siamo immersi in Italia. Il solo fatto di pensare che il parto naturale e quindi naturalmente doloroso sia un fatto indiscutibile - in Italia solo l'8% di donne vi ricorre o vi può ricorrere, mentre in Europa è il 66% - è frutto di un'educazione religiosa, cioè dell'idea che tu, donna, partorirai con dolore».

La sopportazione del dolore, la mitezza, lo stoicismo, la docilità, la sottomissione: tutte facce della personalità di Maria nella narrazione della Chiesa. Maria dice sì, Maria obbedisce, Maria accoglie, conforta, consola, serve, non si ribella. Capo chino, occhi bassi, questa eterna adolescente madre di Dio è il modello di riferimento delle donne: essere femmine, secondo questa logica, implica una rinuncia all'assertività, al diritto di essere, talvolta, anche palesemente arrabbiate.

«Essere assertive è considerata una condizione maschile: quando ci si trova davanti una donna decisa si usa dire che è 'una donna con le palle'. Si fa ricorso all'immaginario, anche fisico, maschile perché l'immaginario femminile è privo di figure potenti, di figure forti, che non vuol dire dominanti: vuol dire anche semplicemente rispettabili, autorevoli. Sicuramente c'è una cattiva diffusione dell'immagine di Maria, che in realtà è stata estremamente assertiva nella sua vita; ma la narrazione che la vuole muta, docile e regina del silenzio-assenso influisce sulle donne, che sono frutto di quella narrazione molto più che di Hollywood: Hollywood è un ente normativo relativamente recente rispetto alla religione cattolica, che è una civiltà dell'immagine ben più longeva e radicata».

La femminilità si definisce quindi in funzione della capacità di sottomettersi, blandire, risultare gradevoli. «Quando diciamo 'femminilità' intendiamo una serie di caratteri di genere che non sono naturali, ma sono una costruzione assolutamente culturale. E in questa costruzione culturale la Chiesa Cattolica ha giocato un ruolo determinante. Pensa al termine 'grazia', all'aggettivo 'aggraziata': è un termine religioso, la grazia è una condizione spirituale che non ha a che fare con la delicatezza dei modi o con le pose del corpo, ma con uno stato d'animo, una condizione dell'anima in sintonia con Dio. Il fatto che le persone abbiano recepito che la condizione di 'grazia' ha a che fare con la condizione di donna muta e silente, di donna disposta comunque a essere 'di decoro', è molto significativo. Ti rivela proprio come sia subdola la matrice religiosa, che non si svela neanche quando è camuffata dietro altri linguaggi».

A questo depotenziamento le donne collaborano con fin troppo entusiasmo. Quante volte vi sarà capitato di dire che "Non è bene diventare come gli uomini"? «L'idea di base è che all'uomo, per deroga di genere, siano consentiti atteggiamenti violenti, arroganti. Credo che questo sia un torto all'uomo dire che debba essere sempre arrogante, dominante e competitivo. È una sciocchezza che rivela come a ogni narrazione femminile corrisponda una narrazione maschile altrettanto insostenibile. Ogni volta che la donna è docile e vittima, da qualche parte c'è un uomo arrogante e carnefice, che probabilmente sta male nei panni di carnefice. È per questo che nel libro dico che se liberazione deve essere, deve essere una liberazione di entrambi. Perché alla modifica dello stereotipo femminile corrisponde automaticamente una modifica dello stereotipo maschile. Anche gli uomini devono essere altrettanto desiderosi e vogliosi di nuove interpretazioni».

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RISULTATI
ri 65 mesi fa

Nel raccontare Maria la cristianità dimentica la forza di una ragazzina di accettare una gravidanza

Lellen. 65 mesi fa

mah...sicuramente l'immagine di Maria ha influenzato l'educazione di molte donne. Questa donna descritta come perfetta: innanzi tutto perchè senza peccato (hai detto niente!) e poi perchè, appunto, sempre pronta a sottostare al volere di qualcun altro. Obbedienza in tutto e per tutto. Però non darei la colpa alla Bibbia (o almeno non solo) per la donna dei nostri giorni. Oggi ci battiamo contro molti stereotipi, contro chi ci vorrebbe buone e zitte, contro chi ci vorrebbe belle, sceme e solo da guardare...però queste cose sono sempre esistite, ci fosse già Maria o no. Pensiamo alle culture molto diverse e distanti, anche geograficamente, dalla nostra. Da sempre c'è stato chi ha considerato la donna una persona "da meno" rispetto all'uomo. Per fortuna al giorno d'oggi c'è molta più istruzione per tutti ma molto dipende ancora da come una donna educa il bambino che domani sarà uomo e la bambina che domani sarà donna.

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