AvantGarde a Berlino

25 luglio 2011 
<p>AvantGarde a Berlino</p>

Che cosa ci fa Raf Simons, il guru della casa di moda Jil Sanders, nonché secondo l'autorevole New York Times "stilista più influente dell'ultima decade", a Berlino città-simbolo per eccellenza dell'anti-fashion e della creatività artistica anti-elitaria?

L'occasione è "Transmission 1", la tre giorni di presentazione della nuova rivista online della Mercedes Benz, "The Avant/Garde", presso lo storico Berlin Congress Center di Berlino.  Un nuovo magazine con sede a New York che presenterà, secondo le intenzioni degli autori, storie di personaggi affascinanti e innovativi del mondo dell'arte, della moda, del design, della musica e dello spettacolo. Per l'evento la nota casa automobilistica ha affidato la direzione artistica proprio a Raf Simons, con il compito di cogliere l'input creativo che aleggia nell'ex citta divisa.

"Transmission 1" aveva un concept semplice: presentare giovani creativi che mostrassero il meglio dell'arte, del design, della musica e della danza odierna e che potessero rappresentare fonte d'ispirazione e tramite per la creatività del futuro. Poco di tutto ciò si è visto e udito, piuttosto è sembrato di assistere a un evento mondano perbenista con velleità artistiche disperse tra aloni di Chanel e voglia di protagonismo degli spettatori in cerca di visibilità e popolarità.

Puro restyle modello Manchester anni Ottanta la musica dei "The New Puritans" - quella dei Joy Division, dei New Order e degli Happy Mondays, per intenderci - , mentre la performance dei Goose, che Simons presenta nel libretto di presentazione a corredo del Festival come eredi di una tradizione che va dai Kraftwerk ai Pink Floyd, è passata come un ronzio che nulla a che fare con il groove elettronico berlinese, tanto meno con la band di Hütter e Schneider.

Anni Ottanta anche la rassegna cinematografica, che ha spaziato tra i grandi classici della fantascienza (Robocop, Alien) e dell'orrore (The Shining, The Exorcist), quelli che raccontavano un futuro che sarebbe il nostro presente e che non c'azzeccarono praticamente in nulla. Futile poi la presentazione a computer, a mo' di box informativo da museo, dei blogger Beguem Sekendiz Boré e Peter Henderson, la prima nota per essere una fan sfegata dello stesso Simons, il secondo famoso per l'abitudine eccentrica - o infantile, a dir che si voglia - a indossare indumenti costruiti con i Lego. Assolutamente deludente infine la performance della star di turno, il leggendario Peter Saville.

Per chi è cresciuto con le copertine degli album dei Joy Division e dei New Order, è stato un dolore scoprire che l'unico oggetto portato  in esposizione dal mitico designer di Manchester fosse la sua vecchia Mercedes-Benz SL 500 del 1998. Un personale riconoscimento di stima - e sottomissione - alla casa automobilistica che ha finanziato il progetto.

Fanno eccezione, per originalità e interesse,  le due colonne di marmo e metallo calate dal soffitto e basate sull'interazione con la rifrazione della luce dell'artista olandese Germaine Kruip, e l'installazione fotografica sulle vetrate della facciata dell'edificio del belga Peter De Potter.

In conclusione c'è poco da dire, se non che questa non è Berlino, la Mercedes-Benz non è avanguardia, questi anni Ottanta restilizzati e riesumati con una spruzzatina di Chanel non sono il futuro.


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).