L'abbronzatura? Un affare da uomini

01 agosto 2011 
<p>L'abbronzatura? Un affare da uomini</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Una commedia greca di 2.500 anni fa (Le donne in assemblea) si apre con alcune amiche che si incontrano, dopo aver preso il sole in giardino. Fin qui, niente di strano, se non fosse che per il pubblico ateniese presente in teatro questa è una situazione del tutto inaspettata.

Ancor più strana se si pensa che nel dramma antico non è prevista la presenza di attrici e ogni parte, compresa quella, per esempio, di Elena di Troia, la creatura più femminile del mito greco, è recitata da uomini. In scena qui ci sono quindi maschi, con maschere da donne, che si abbronzano.

In Grecia però, in particolare all'interno di una società tradizionale come quella ateniese, non se ne parla nemmeno di avere una tintarella comme il faut da esibire alle amiche alle cene in terrazza. Il viso delle donne dev'essere candido, le braccia immacolate. E non perché, semplicemente, il sole fa male o fa burino essere troppo nere.

Le mogli, le madri e le figlie degli uomini ateniesi vivono all'interno delle mura di casa, all'ombra dei portici, fra i gorgoglii di chiacchiere e di fontane. Stanno fra loro: tessono, cuciono, cardano la lana. Danno disposizione ai servi in cucina, si occupano dei figli piccoli. Tutto il resto: la piazza, l'assemblea, la guerra, il commercio, il lavoro, il viaggio e, soprattutto, il potere sono cose da uomini.

Il mondo si divide perciò in due: ciò che sta dentro e ciò che sta fuori; dentro casa ci sono le donne che non possono uscire, se sono signore e ragazze per bene; fuori casa, sostanzialmente, succede tutto quel che di divertente e interessante c'è nella vita. E fuori ci si abbronza ovviamente: perché il sole della Grecia è anche un dio, Elios, e all'ora della canicola picchia come in pochi altri posti in Occidente.

E quindi? Quindi cosa ci fanno in giardino a prendere il sole le protagoniste di una commedia? Hanno deciso di prendere il potere: stanche di un mondo dominato dai maschi, dove si combatte da mane a sera, vogliono tornare a fare l'amore. Vogliono riavere i mariti a casa e far sesso come e quando va loro.

Per mettere in atto questa rivoluzione, che è stata definita una delle prime utopie comuniste, le donne sanno di dover giocare proprio sui simboli che codificano la loro civiltà. Si abbronzano quindi, per trasformarsi da donne in uomini (con l'aiuto di qualche barba finta!) e penetrare nel sancta sanctorum della vita politica ateniese: l'assemblea, l'unico luogo in una città democratica in cui vengono prese le decisioni che contano.

Lì, "travestite" da uomini, ma con in mano lana e ferri (antiche tricoteuses con barba e abbronzatura da marinai), propongono di affidare il governo alle donne - cioè a se stesse - per cercare di cambiare in meglio la città. Le più furbe fra maschi non tanto svegli e, comunque, poco abituati a vedersi contendere il potere, ottengono ciò che vogliono e diventano signore di Atene. Da quel momento in poi, niente mura a chiudere desideri e speranze, niente fratture fra il fuori e il dentro, solo una sessualità libera e senza freni e per tutti!

L'abbronzatura quindi al servizio della rivoluzione!

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