Rapporto Ombra Cedaw: intervista a tre voci

04 agosto 2011 
<p>Rapporto Ombra Cedaw: intervista a tre voci</p>

Tutto inizia nel 2006, quando durante gli Stati Generali della Solidarietà e la Cooperazione allo Sviluppo Simona Lanzoni e Claudia Signoretti (entrambe Fondazione Pangea Onlus) creano il gruppo di lavoro Politiche di genere per occuparsi insieme di politiche e pratiche di cooperazione per promuovere i diritti delle donne. Barbara Spinelli (giurista), le "raggiunge" nel 2009, alla Conferenza internazionale sulla violenza sulle donne del G8; dove - ricorda - "eravamo tra le poche rappresentanti della società civile riuscite ad entrare".

Tutte e tre conoscono già le indicazioni del Cedaw, e sanno bene quanto ci sia ancora da fare in Italia perché quella convenzione sia applicata davvero.

Da quella consapevolezza alla piattaforma Lavori in Corsa - 30 anni Cedaw e al Rapporto Ombra (finito anche sul tavolo Onu a New York lo scorso 14 luglio , durante l'incontro fra il Comitato CEDAW  e i delegati del nostro governo ndr) il passo è stato breve, ma - come ci raccontano loro stesse - per ottenere che le pari opportunità siano una realtà (e non solo uno strumento di propaganda politica o un contentino) siamo ancora solo all'inizio.

Quando e perché avete deciso di produrre un Rapporto Ombra?

Claudia Signoretti dice: «Quando, leggendo nel dicembre 2009 il VI Rapporto periodico presentato dall'Italia sulle misure adottate per attuare le disposizioni della Convenzione CEDAW, ci siamo rese conto che non rispecchiava quello che avremmo voluto leggere noi donne. Abbiamo capito che serviva un Rapporto Ombra che evidenziasse le mancanze nella promozione dei diritti delle donne nel nostro Paese, e indicasse le aree in cui era necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni».

«Lo scollamento tra la vita reale delle donne e quella che emergeva dal rapporto ufficiale - aggiunge Simona Lanzoni - (tra l'altro scritto solo in inglese e quindi poco fruibile dall'italiano medio, per di più pubblicato solo sul sito della Nazioni Unite) diceva chiaramente che la società civile doveva intervenire, che serviva  uno strumento che permettesse - dal punto di vista giuridico e non solo - di capire cosa sono le discriminazioni di genere e quali sono le conseguenze pesantissime che paghiamo ogni giorno noi donne, spesso anche inconsapevolmente, altrimenti con rassegnazione».

«Era un'idea che avevo in testa già dal 2006, - completa Barbara Spinelli - ma si trattava di un lavoro immane di raccolta e analisi di dati; l'incontro con la Piattaforma e l'impegno costante, gratuito e generoso di tutte noi lo ha reso possibile, e dimostra che le donne conoscono i loro diritti e vogliono che lo Stato agisca in conformità alle sue obbligazioni internazionali. Il nostro Rapporto Ombra vuole essere uno strumento di liberazione: solo se si è informate, sia sui nostri diritti sia sulle mancanze dello Stato nel rispettarli, si può lottare per vederli riconosciuti. Molte donne, anche impegnate politicamente, quando parlano di questioni relative alle donne, di discriminazione sul lavoro o di violenza, fanno fatica a declinare i fatti in termini di violazione dei diritti fondamentali delle donne».

Qual è stato il momento più sconfortante durante la vostra ricerca?

Simona Lanzoni: «È stata la percezione del quadro "Italia" d'insieme: decisamente sconfortante e senza futuro, perché le donne sono il motore, sono futuro!».

Claudia Signoretti «Vedere i dati che riguardano l'accesso delle donne al mercato del lavoro, le loro possibilità di carriera, la conciliazione tra lavoro e maternità, i trattamenti pensionistici. Il tasso di donne inattive in Italia è del 48,9%: cioè una donna su due non cerca lavoro. Il tasso di occupazione femminile è del 46%, ma al sud scende 30,6%. Il loro stipendio è circa 22% in meno dei colleghi maschi. Lavoro e maternità sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo, infatti da noi oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità. Infine, le donne lavoratrici che maturano una pensione sono una percentuale molto più bassa rispetto ai lavoratori uomini, e comunque la loro pensione resta mediamente più bassa: circa il 30,5% in meno rispetto a quella degli uomini».

Barbara Spinelli «L'assenza di rilevazioni statistiche su molti temi fondamentali è stata una costante che ci ha ostacolato e demoralizzato nella preparazione dell'intero rapporto: per esempio i dati disaggregati regione per regione sull'obiezione di coscienza negli ospedali pubblici. Io abito a Bologna e in quel momento mi sono sentita davvero fortunata rispetto alle mie coetanee lucane. E poi il silenzio che circonda le enormi discriminazioni e violenze subite dalle donne disabili, una vergogna nazionale. Finita la stesura del Rapporto Ombra, mi è parso come se avessimo raccolto la testimonianza di milioni di donne e l'avessimo concentrata in quelle 150 pagine per riconsegnarla a loro ed alle Istituzioni a  memoria di quello che era stato e di insieme potremo disegnare un futuro migliore. E' stata una sensazione quasi religiosa. Un momento bellissimo. E noi ci crediamo davvero».

E dopo la presentazione del rapporto?

Simona Lanzoni: «La sensazione di impotenza,  perché noi società civile mettiamo grande impegno per migliorare le cose (per le donne ma non solo!) però poi decide chi è al governo. E se chi governa e fa politica non conosce i nostri problemi, non li accoglie né li ascolta, se non si fa promotore di politiche di miglioramento, allora c'è solo il vuoto".

Claudia Signoretti: «Quando, durante la sessione di valutazione che si è tenuta il 14 luglio 2011, molte delle domande poste dai membri del Comitato CEDAW ai rappresentati del nostro governo sono rimaste inevase».

Barbara Spinelli: «Ero veramente furiosa quando, il 14 luglio, il Governo ha presentato alcuni dati mistificandoli totalmente. Personalmente, assistendo numerose vittime di matrimoni forzati e conoscendo i dati relativi al fenomeno, mi sono indignata quando è stato riferito che si tratta di casi rarissimi e che sono peculiari di altre regioni del mondo. Il tentato suicidio di Nura a Bologna, pochi giorni fa, dimostra la disperazione e l'impotenza legata a questi casi di violenza».

Qual è secondo voi la strada ottenere il rispetto delle direttive del Cedaw?

Simona Lanzoni: «Continuare a lavorare come società civile restando unite. Le raccomandazioni Onu sono solo l'inizio di un percorso, ma serve che le istituzioni capiscano che devono acquisire una prospettiva di genere, cosa che migliorerebbe la situazione non solo per le donne, ma per tutti».

Claudia Signoretti: «Crediamo che la società civile possa fornire un contributo strategico importante. Per questo speriamo che questo sia l'inizio di un dialogo costruttivo con le istituzioni per migliorare le politiche di pari opportunità in Italia, e contrastare sul lungo periodo le discriminazioni nei confronti delle donne. Per fare ciò è però indispensabile l'istituzione di un organismo nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani, che preveda, al proprio interno, un monitoraggio continuo sulle politiche di promozione e protezione dei diritti delle donne».

Barbara Spinelli: «Dobbiamo iniziare a guardare alle politiche di pari opportunità attraverso una "lente" dei diritti umani come la CEDAW. Diffonderla tra le attiviste e tra le donne impegnate in politica a livello locale e regionale potrebbe creare una nuova consapevolezza, un nuovo approccio. Se non riusciremo ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni anche a livello nazionale, e se i diritti delle donne continueranno ad essere sistematicamente violati, allora sarà necessario percorrere anche la strada giuridica: anche se in Italia sono sconosciuti ed inutilizzati, esistono numerosi strumenti internazionali di diritto umanitario che possono essere attivati».

In tutto questo - di fronte alle direttive disattese, alla discriminazione di genere, alla disinformazione - le donne che ruolo hanno?

Simona Lanzoni: «Le donne sono un fattore di sviluppo nella società che non viene sufficientemente considerata né dai politici italiani né dal governo; avallare politiche che costringono o restringono gli spazi delle donne nella vita politica, economica, sociale e culturale vuol dire togliere loro gli strumenti che servono per esigere l'applicazione dei propri diritti non solo sulla Carta ma nella vita quotidiana». (Simona Lanzoni)

Claudia Signoretti: «Come in ogni paese, il contributo delle donne è fondamentale per la crescita e il cambiamento della società, per questo crediamo sia importante che venga valorizzato. Il nostro lavoro rifiuta ogni approccio vittimistico da parte delle donne, e non vuole fermarsi alla denuncia. Per dare più forza alle azioni e alle idee delle tante  donne che a ogni latitudine cercano di dare delle risposte, ma che spesso hanno scarsa visibilità e scarso riconoscimento, vogliamo rendere quante più persone consapevoli e informate dei propri diritti e di come tutelarli». (Claudia Signoretti)  

Barbara Spinelli: «Un ruolo fondamentale: la rivoluzione parte da noi, dalle idee, dai progetti e dalle relazioni che ogni giorno, anche nel nostro quotidiano, portiamo avanti. L'impegno in prima persona è indispensabile: anche semplicemente non tollerando passivamente atteggiamenti e battute sessiste che pure ci danno fastidio.
Questo però non solleva i maschi dal doversi ripensare nella loro identità, dal rivedere gli stereotipi culturali legati ai ruoli tradizionali né dal dovere di promuovere e riconoscere i diritti delle donne: come ricordato nel Rapporto, le leggi sulle quote rosa non passarono proprio a causa di un'alleanza di voto maschile, trasversale ai partiti». (Barbara Spinelli)

Esiste un approccio generazionalmente trasversale al problema o a generazioni diverse corrispondono atteggiamenti e aspettative diverse?

Simona Lanzoni: «Questo lavoro è stato un'occasione per moltissime giovani esperte di unire le proprie competenze con l'esperienza delle altre».

Claudia Signoretti: «Finora ha prevalso un approccio generazionale, mentre l'elemento innovativo del nostro gruppo sta proprio nella trasversalità rispetto all'età. Infatti è stata la prima volta la società civile italiana ha presentato un Rapporto Ombra al quale hanno collaborato professioniste, accademiche, attiviste e avvocate di ogni età. E poi hanno aderito organizzazioni della società civile molto diverse tra loro: organizzazioni civiche, religiose, femminili e femministe, rete dei centri antiviolenza, sindacati, organizzazioni di rom e di migranti, di donne lesbiche, di prostitute, di giuriste/i, organizzazioni per la pace, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, …»(Claudia Signoretti)

Barbara Spinelli: «La Piattaforma raccoglie donne di varie generazioni, che da sempre hanno concepito la propria attività come advocacy per i diritti delle donne: un approccio che a noi sembra quello che serve per guidare sia la lobby politica delle donne sia l'attività istituzionale in materia di pari opportunità. Parlare di pari opportunità infatti è deviante: lo Stato ha già l'obbligo di garantire pari accesso e godimento dei diritti fondamentali! L'obiettivo, comunque, è ben chiaro a tutte noi e le aspettative sono condivise: mentre eravamo a New York è stato meraviglioso ricevere centinaia di messaggi di donne di ogni età, amiche e sconosciute, che ci incoraggiavano ad andare avanti e ci ringraziavano per il lavoro fatto.  Vuol dire che basta una scintilla, che poi il fuoco si accende».

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