Una donna al tavolo da gioco

09 agosto 2011 
<p>Una donna al tavolo da gioco</p>

La cosa più antipatica nelle interviste alle donne è che si finisce sempre a parlare dell'aspetto fisico. Se sono belle, affascinanti, "ben tenute" se di una certa età, come se l'aspetto fisico e la manutenzione fossero tracce del carattere. Michela Antolini, altrove nota come "miciamiky" o semplicemente "micia", è molto bella, una bionda alta e sottile con enormi occhi azzurri: il dato potrebbe essere un dettaglio irrilevante e addirittura un po' sessista, la famosa "bella e brava", se non fosse parte integrante della sua vita professionale.

«Sono una delle poche donne italiane a fare un parte di un team di giocatori. C'è un substrato di giocatrici che non è grande ma sta aumentando, e io sono una delle poche ad avere avuto una sponsorizzazione, da poco, con Snai. Si diventa "pro" solo quando una squadra ti prende sotto la sua ala e tu giochi per loro. Ce ne sono però anche molte donne, brave, che si guadagnano da vivere giocando a poker ma senza fare parte di una squadra. Poi c'è tutto un altro gruppo, più grande, di ragazze che giocano a poker per divertimento. Sta aumentando tanto: diciamo che se prima c'erano cinque donne e novantacinque uomini, ora la percentuale è in crescita».

Come spesso capita, a una professione inusuale si arriva per puro caso o destino. «Ho imparato da mio marito circa tre anni fa, quando ci siamo fidanzati. Lui giocava, e tre anni fa sono arrivate in Italia le poker room .it, che hanno reso illegali le .com. Mi sono appassionata, ho aperto il mio primo conto gioco in una poker room e ho iniziato: per scherzo, perché era una cosa che mi interessava, era divertente per passare qualche ora la sera. Pian piano ho notato che ero bravina, ottenevo dei risultati, per quanto piccoli - i risultati che puoi avere online quando giochi un euro - e ho cominciato a studiare. Anche se sembra un gioco di fortuna, il poker texano, che è quello che gioco io, è tutto una questione di studio. Dopo lo studio ho avuto un risultato grosso l'anno scorso: grazie a quello mi hanno notata un po' di team e sono riuscita a prendere la sponsorizzazione».

Le donne che arrivano per prime in una specialità maschile vengono quasi sempre sottovalutate: l'idea che esistano "cose da maschi" e "cose da femmine", e che la divisione sia legata a fattori biologici inderogabili è dura a morire. «Le donne nel poker sono spesso sottovalutate perché considerate più emotive, ma c'è una cosa che abbiamo e che ci dà un vantaggio sugli uomini: la pazienza. Sfruttando questa caratteristica, una donna al tavolo da gioco può arrivare anche ad alti livelli. È vero che si associa l'emotività femminile all'espressività e all'incapacità di mantenere la famosa "faccia da poker", ma per quello ci sono gli occhiali da sole e i cappelli calati sugli occhi"  scherza Michela. Ma aggiunge: "Io ho studiato teatro a La Sapienza e ho recitato per dodici anni, per cui ti dico che se una vuole essere senza espressione, lo è».

Anche essere belle aiuta. «Diciamo la verità: la donna, anche nel poker, crea immagine. Alcune squadre hanno preso delle ragazze molto belle che non hanno avuto grossi risultati, che però 'fanno presenza'. Quello che mi piace è poter dimostrare che in realtà qualcosa di più c'è. Stare bene al tavolo, far stare bene il tavolo, essere divertenti e simpatiche... una presenza femminile addolcisce un po'. E a volte puoi anche sfruttare la femminilità come arma a tuo favore per vincere. Un po' devo dire che mi scoccia che la gente mi guardi e pensi 'Ah, guarda la gnocca decorativa'. Però ho superato questo complesso cercando di sfruttarlo a mio vantaggio: le persone che pensano questo spesso ti sottovalutano, si distraggono e perdono la concentrazione. C'è tutta una letteratura sulle donne al tavolo da gioco, messe lì per fare arredo accanto al giocatore, che poi alla fine è quella che suggerisce le mosse o distrae l'avversario».

«Alle ragazze che si avvicinano al poker da professioniste suggerirei di studiare molto e imparare a gestirsi bene i soldi. La gestione del denaro, del "bankroll", è parte integrante del poker texano: si impara a fare attenzione a non andare "broke", insomma, a non perdere tutto. Per diventare professioniste - e se una persona studia e fa pratica, sul lungo periodo è vincente - è importante farsi sentire, far vedere che si è attive: ci sono dei tornei affrontabili anche dalle ragazze che iniziano adesso, con costi contenuti (intorno ai 150 euro). Ed è importante, quando si va ai live, ai tornei dal vivo, essere femminili, cordiali e simpatiche: aiuta molto. Le ragazze che vanno ai tornei e si sentono infastidite dal pregiudizio nei loro confronti tendono a diventare aggressive come i maschi. Questa è una cosa che non mi piace molto, neanche nelle giocatrici più brave di me. A me piace mantenere la mia femminilità, senza essere eccessiva o volgare. In fondo, il gioco è un momento di divertimento. Quando arriva il risultato è bello, ma è bello anche godersela. E poi, se ti incattivisci, giochi male».

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