Kairós, l'istante che cambia la vita

11 agosto 2011 
<p>Kairós, l'istante che cambia la vita</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Mentre te ne stai lì un po' stranita, avvolta per benino nei tuoi pensieri, per esempio sulla banchina di un treno... Ecco che, inaspettatamente, incontri il tuo kairós. Mentre vaghi senza meta in una città che non conosci, ti imbatti in un portone e, dal portone, in una chiesa col pavimento di prato e la volta di cielo, un altro kairós. Mentre corri ad un appuntamento che non sapevi di avere, in un orario in cui di solito te ne stai chiusa in ufficio, ecco che sbatti contro il tuo kairós, sulle scale della metropolitana.

Ci sono kairós quasi dietro ogni angolo: sono persone, soprattutto persone, ma anche oggetti, parole, suoni, odori che mai avresti pensato di incontrare, ma che incontri invece. Che ti si parano davanti ed è difficile, veramente difficile, evitarli.

Sono rivelazioni, brividi misteriosi che potresti, volendo, non capire, schivare, allontanare. Puoi mancare il tuo kairós: puoi non sorridere a due occhi verdi, puoi far finta di non vedere una persona sulle scale della metro. Puoi chiudere gli occhi, le orecchie, non annusare l'aria e rimanertene nel tuo angolo, ma se lo fai hai mancato l'attimo: il tuo istante, il tuo momento, e dopo niente sarà come prima.

Il kairós è come un lampo di luce che dura, come credevano i Greci, il tempo di un battito di ali di farfalla e quando lo vedi devi correre veloce per agguantarlo. Puoi startene anche seduta tranquilla ed aspettare che torni l'ombra, ma non ti dimentichi di averlo perduto.

Nell'antica Grecia il kairós era un dio, l'ultimo fra i figli di Zeus: un giovane che appariva nudo, con la testa rasata, fatto salvo un ciuffo che gli pendeva dalla fronte. Sempre di corsa, poteva essere afferrato e bloccato solo agguantandone la ciocca di capelli che sventolava al vento. Se mancavi la presa, non c'era più nulla da fare: Kairós era già andato, e con lui l'occasione di cambiamento che portava con sé.

Fra le molte espressioni che servono a descrivere il tempo, i Greci ne avevano due fondamentali: chronos, il succedersi ordinato di giorni, mesi e anni, e kairós: il tempo delle opportunità, l'istante della svolta. Dentro questa parola, kairós, c'è non solo il lampo di luce di un istante, ma la consapevolezza di cosa quest'istante significhi. Come a dire: se quando arriva il tuo kairós non capisci che proprio di lui si tratta, allora non avrà nessun significato.

In un mondo attraversato dai pesanti passi degli dèi, in cui gli uomini sentivano di avere poco spazio per le decisioni libere, il kairós rappresentava forse uno spazio di libertà vera: la possibilità di cogliere l'attimo, di afferrare la sorte e di decidere per sé e non secondo la volontà del caso e degli dèi. Proprio dal brivido di libertà si capisce che il nostro kairós è arrivato: una specie di scossa leggera che ci mette in moto e ci spinge, senza persarci, a tendere la mano veloci per agguantare il ciuffo di capelli che saetta al nostro fianco.

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