Non chiamateci "ragazze pon pon"

12 agosto 2011 
<p>Non chiamateci "ragazze pon pon"</p>

Cheerleader: intorno a loro c'è tutta una mitologia di seconda mano. Se si potesse fotografare la quintessenza della ragazza americana, la cheerleader forse sarebbe la più rappresentativa dell'ideale nazionale: giovane, sana, sportiva, attraente, sorridente e munita di pon-pon. La cheerleader è americana, americanissima, più dell'hamburger, più di Halloween: impossibile importarla. Oppure no?

Cecilia Bernazzoli dice che è possibile, possibilissimo, anzi: il suo team, le Starlight Cheerleaders, è la formazione di cheerleading ufficiale dei Parma Panthers, la squadra di football americano. «Ci siamo formate per caso: nel 2008 è venuto John Grisham a Parma, per presentare un libro che parlava dei Parma Panthers. I dirigenti dei Panthers hanno chiesto alla compagnia teatrale di cui faccio parte e ad altre scuole di danza di fare una sfida per decretare il gruppo vincitore che avrebbe seguito la squadra per il resto del campionato.

Ci siamo ritrovate lì cercando di essere il più possibile simili alle cheerleader: dato che l'attrezzatura in Italia è introvabile, abbiamo fatto stampare delle magliette e adattato delle gonnelline da quattro soldi con un po' di tulle. I due gruppi di hip hop con cui ci siamo scontrati erano bravissimi: noi eravamo una compagnia teatrale amatoriale, c'era fra noi gente che non aveva mai ballato. Se i giurati avessero badato alla tecnica, non avremmo mai vinto: la nostra fortuna è stata che eravamo abituati a stare su un palco, a sprigionare energia, grinta e felicità. Siamo piaciute talmente tanto che ci hanno scelte».

Se vi sembra l'inizio di una commedia adolescenziale, aspettate di sentire il seguito. Cecilia e la squadra, cheerleader per caso, cominciano a fare pratica guardando i video delle loro colleghe più esperte su YouTube. Alla fine del campionato, Cecilia parte e va a Los Angeles, dove prende contatti con Justine Gilman, consigliera amministrativa delle USC Song Girls, che le svela i segreti del cheerleading, o meglio, del cheer dancing, che è la versione non acrobatica del tifo coreografato. Quello, per capirci, senza le capriole ma con i pon-pon e divise spesso molto provocanti.

«Le nostre divise sono più simili a quelle delle cheerleader dei college, per combattere un po' lo stereotipo della donna 'accessorio' dello sport. Io per scelta non ho mai fatto mettere le mie ragazze con la pancia di fuori, ma ci è capitato di fare cheerleading per una squadra di basket che ci ha fatto indossare pantaloncini cortissimi. E quando si è parlato di dove mettere il logo dello sponsor, il posto più gettonato era assolutamente il sedere. Noi abbiamo rifiutato». Questione di dignità, delle donne in questione ma anche dello sport, che è il più pericoloso al mondo: imparare i tumbling, le acrobazie mutuate dalla ginnastica artistica, non è affatto semplice.

Cecilia assicura che le squadre si stanno moltiplicando: sono ormai centocinquanta, e non di sole donne (i livornesi Labronic Dance Team sono in maggioranza maschi). A settembre, le Starlight Cheerleaders terranno il corso di Cheerleading Americano per principianti, ma chi ha studiato danza o ginnastica ritmica può fare il provino per entrare direttamente in squadra. Le difficoltà, tuttavia, sono ancora tante.

«Non riusciamo a trovare gli sponsor: la gente ci guarda e dice Sei quell'oca con i pon-pon in mano che sculetta in campo. Non sai che rabbia, quando ci chiamano 'ragazze pon pon', quando i pon pon, nei tumbling, non li puoi nemmeno tenere. Penso che sia per il fatto che film e telefilm ci trasmettono un'immagine della cheerleader oca o perfida, e il cheerleading non è conosciuto come disciplina sportiva. Nessuno sa che dietro c'è tanto lavoro e sudore. Perfino io, che studio danza classica da quando avevo quattro anni, quando mi sono ritrovata a fare la cheerleader ho pensato Cos'è quella roba lì

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RISULTATI
chiaretta28 64 mesi fa

Sono stata all'inseguimento delle cherleaders e del sogno americano per un bel po' di anni ma da me, non essendoci il football e nemmeno la voglia di fare uno sport diverso (il twirling, praticato da mia sorella, è praticamente ignorato), il cheerleading è ancora visto come un filmino porno che non come uno sport... E' travolgente (posso guardarmi due volte di fila "Ragazze nel pallone" e non annoiarmi) e mette grinta, voglia di movimento... E la Starlight (che conosco già da un po') sono favolose!!!

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