Catherine Spaak:«L'amore blu ci eleva, è un sentimento spirituale»

13 settembre 2011 
<p>Catherine Spaak:«L'amore blu ci eleva, è un sentimento
spirituale»</p>

"L'età non ha alcun valore". Al telefono, Catherine Spaak ha la voce pacata ma ferma. Martedì 13 settembre esce in libreria il suo nuovo romanzo. S'intitola L'amore blu (Mondadori, pagg. 192, 17 euro) ed è «una storia d'amore spirituale tra un giovane uomo e una donna più matura», spiega l'autrice, natali parigini da famiglia belga, alle spalle oltre sessanta film (tra cui "Il sorpasso" di Dino Risi e 'L'armata Brancaleone" di Mario Monicelli) e una lunga attività in tv come conduttrice del fortunato talk "Harem".

Catherine Spaak, perché ha scelto di raccontare la storia d'amore tra un ragazzo e una donna "con tanta vita vissuta alle spalle"? «Dei due è lui il più saggio, il più maturo. Diamo troppa importanza all'apparenza fisica della gente, senza tenere in debito conto l'età spirituale. Il ragazzo ha una missione precisa nei confronti della donna che incontra: condurla all'amore vero».

L'amore blu. Perché questo titolo? «Il riferimento è ai colori delle energie dei chakra (i centri di forza nella filosofia indiana, ndr): una delle ultime energie, quella più alta, è di colore blu che sfocia nel viola. L'amore di cui parlo è lontano dal sentimento passionale e carnale. È un sentimento spirituale, che richiede una forte maturità ed eleva l'anima».

Torniamo sull'età . «Sì, perché l'età è una convenzione: nel libro sono evidenti i richiami alla dottrina della reincarnazione, secondo la quale una persona, anche giovane, può aver vissuto vite precedenti ricche di esperienza e nascere già saggia e matura».

Nel romanzo i due protagonisti aprono in campagna una comunità spirituale per aiutare persone in difficoltà. «Rappresentano la coppia che si apre agli altri, che non si chiude in sé. L'amore blu, quello che ci eleva, è fatto di ascolto degli altri, di energie positive e costruttive».

Lei da sempre segue la new-age e studia le filosofie orientali. «Sì, ma non amo le etichette».

C'è qualcosa di autobiografico in questo romanzo? «Nulla. Non sono io la protagonista matura del libro, né ho mai conosciuto un ragazzo simile al giovane descritto».

Nemmeno nella descrizione degli struggenti paesaggi campestri che fanno da sfondo alla storia? «Conosco bene l'Umbria e la Toscana: credo che quel tipo di atmosfera sia confluita nella mia penna, ma senza voler indicare un luogo preciso».

Nel romanzo il ritmo della natura scandisce la giornata della coppia, impegnata nella ricerca del benessere spirituale. «Descrivo una relazione amorosa fatta di silenzi e di meditazione. Mi interessava dimostrare come tutti noi abbiamo bisogno di qualche ora di concentrazione con noi stessi, e che il contatto con la natura, con il verde e con gli alberi, sono un grande ossigeno per la nostra mente».

Lei è stata con "Harem" una delle pioniere della riflessione sul post-femminismo in Italia. Che cosa pensa del risveglio delle donne e del movimento "Se non ora quando"? «Li ritengo segnali positivi, specie per il recupero di una solidarietà femminile che era andata scomparendo. Le donne stanno acquisendo sempre maggiore consapevolezza del loro valore e rifuggono il modo in cui sono state trattate e rappresentate finora. Oggi siamo più pronte ad affrontare i cambiamenti: la rinascita spirituale di cui la nostra epoca ha bisogno verrà dalle donne».

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RISULTATI
laura 63 mesi fa

sempre bello leggere i tuoi pezzi!

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