Martin Caparròs: «Prima si devono
valorizzare gli uomini, poi l'ambiente»

29 settembre 2011 
<p>Martin Caparròs: «Prima si devono<br />
 valorizzare gli uomini, poi l'ambiente»</p>

Non è un cambio di stagione di Martin Caparròs (Verdenero)  uscito oggi in Italia, è un libro dove si racconta la storia di molti paesi attraverso gli occhi dell'autore e le sofferenze dei suoi abitanti, che il giornalista incontra durante un viaggio - reportage in alcune località del Sud del mondo.

Fondatore di Pagina 12, famoso quotidiano argentino, e padre del giornalismo narrativo, viene inviato a intervistare una dozzina di persone in differenti paesi dall'United Nation Fund for Population (UNFPA)  e dal resoconto di questo viaggio nasce l'idea del libro, nel 2009.

Oltre al problema del riscaldamento globale e delle relative responsabilità , Caparròs critica la noncuranza verso certe tematiche fondamentali (la povertà, la miseria e l'incapacità, per certe popolazioni, di saper sfruttare le ricchezze del territorio) e l'atteggiamento della parte più benestante del mondo che sostiene soltanto iniziative ecologiche "politically correct", per avere la coscienza a posto.

Primari per lui sono il rispetto per l'uomo e i suoi bisogni oltre ad una conseguente abolizione della indigenza e della fame. Il potere politico e il relativo flusso di denaro che ne deriva possono influenzare negativamente le scelte di una nazione riguardo la tutela del nostro pianeta.

Abbiamo incontrato Martin Caparròs a Milano, nella prima delle date del suo tour italiano che vee lo scrittore prima a Roma, il 29 alla libreria KOOB , poi il 30 e il 1 ottobre a Ferrara nell'ambito del Festival di Internazionale dove parteciperà ad un dibattito proprio sul giornalismo narrativo sudamericano.

Con che criterio avete scelto i paesi da visitare?
«Non c'è stato un criterio preciso, abbiamo cercato di coprire un territorio piuttosto vasto, per dare un'immagine completa della situazione dei paesi poveri del pianeta. Si tratta di due viaggi separati, che sono durati circa un paio di mesi ognuno».

Nel suo libro c'è una forte critica verso i paesi più ricchi, che non sostengono adeguatamente quelli più poveri, quale può essere il motore di un cambiamento in questo senso? Una maggiore responsabilità o una presa di coscienza dei reali problemi?
«In realtà penso che il problema non possa essere risolto da nessuno e che un cambiamento sia sicuramente difficile, però so per certo che una differente distribuzione di ricchezza influenza anche l'inquinamento: la popolazione ricca inquina il 50% contro il 7% di quella povera».

Quale consiglio darebbe, allora, ai più poveri per uscire dalla loro condizione?
«I poveri devono fare pressione per ottenere una situazione migliore e il loro posto nel mondo. Purtroppo, è la ricchezza e non l'inquinamento, la questione più urgente da risolvere».

Nel suo libro si parla, fra le altre cose, di una categoria chiamata "Ecololò" ci spiega chi sono?
«Un ecololò è qualcuno che pensa di pulirsi la coscienza soltanto facendo qualcosa per il global warming. In realtà non basta. Credo che siano onesti e lo facciano perché ci credono. Prima si devono valorizzare gli uomini, poi l'ambiente. Ognuno di noi deve fare qualcosa di concreto. Ci vogliono fatti, non parole«».

Lei accusa chi ha il potere di legittimare l'energia nucleare, di voler conservare il sistema politico odierno, combattendo il cambiamento, sia sociale che climatico. Come pensa di poter cambiare questo modo di pensare?
«Combattendo questo tipo di potere e segnalando le cattive influenze dei potenti su un tema così delicato come l'ecologia».

Che cosa possiamo fare in concreto anche nelle società più avanzate, per migliorare il mondo?
«Porsi ogni giorno una piccola domanda: qual è il meccanismo per stare in pace con me stesso se un terzo della popolazione mondiale soffre la fame?».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
riccardo 62 mesi fa

Buongiorno a tutti..Scrivo riguardo l'intervento fatto dallo scrittore Martin Caparròs per dire che sono d'accordo sul fatto che nel mondo ci sono miliardi di persone che soffrono la fame e che quindi meritino sicuramente la nostra attenzione per porre fine a un problema che nel 2011 non dovrebbe neanche piu esistere però non sono d'accordo sul fatto di criticare gli ecologisti e di sottovalutare il problema del riscaldamento globale perchè è un problema sempre più serio e che moloto probabilmente faremo molta fatica a combattere.La soluzione sarebbe favorire lo sviluppo dellle popolazioni portando però molta attenzione al territorio al territorio e ristabilire nel mondo occidentale quel naturale equilibrio che si era instaurato per milleni e che è stato spezzato negli ultimi 2 secoli

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).