E adesso uccidi!

04 ottobre 2011 
<p>E adesso uccidi!</p>

La fascetta gialla intorno al volume parte già malissimo. Vi si leggono due parole: thriller e italiano, sostantivo e aggettivo che, secondo me, mai dovrebbero comparire seriamente in una stessa frase; almeno dati a) la mia istintiva ritrosia verso scrittori nostrani di questo genere e b) il fatto che ormai dispero che un giorno gli editor italiani imparino finalmente la differenza tra un thriller, un mystery, un suspense novel generico, un police-procedural e un classico whodunit.

Tuttavia, di recente il genere, anche in America, delude molto le aspettative, con pochissimi titoli davvero validi comparsi nel corso degli ultimi due anni. Tanto che uno poi dice: mah, perché no, allora, questo sventolatissimo autore e sceneggiatore - e si vede - di casa nostra; in fondo è riuscito ad aggiudicarsi persino un riconoscimento arduo per un autore italiano come il Prix Polar francese

Se non altro, poi, ha avuto il buon senso di lasciar passare due anni tra il suo esordio e questo secondo romanzo, che vede in azione due personaggi molto diversi: Marcus, cacciatore del buio, sorta di detective-non-detective dal carattere tra esoterico, mistico e disturbato e, manco a dirlo, un episodio inquietante e inenarrabile nel suo passato; e la razionalissima Sandra, fotorilevatrice della Scientifica, abituata a vedere dettagli rivelatori di crimini là dove altri vedono solo sangue, morte e follia.

Certo, c'è più di un passaggio, soprattutto verso la fine, in cui si ri-respirano umori alla Dario Argento dei film anni '70, e avremmo gradito qualche concessione in meno alla piacioneria, ma questo secondo passo di Donato Carrisi non lascia a desiderare.

Al di là della tipica, ma di certo avvincente storia di un serial killer pervaso da una malvagità singolare, con un disegno che fino alla fine rimarrà un enigma, i veri plus del libro sono: l'ambientazione in una Roma con atmosfere oscurissime da vera Sin City, come non l'avete mai vista; uno stile secco, veloce e padrone del gioco da parte di Carrisi (e diciamolo, finalmente molto anglosassone, ché i nostri periodi lunghi mal si adattano al genere); e una sceneggiatura ritmata, serrata, mai banale che porta dritti alla fine in un inarrestabile voltare di pagine.

Donato Carrisi, Il Tribunale delle Anime, Longanesi, 18.60 euro

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