Ecco come Steve Jobs ci ha cambiato la vita

06 ottobre 2011 
<p>Ecco come Steve Jobs ci ha cambiato la vita</p>
PHOTO GETTY IMAGES

La cosa incredibile è che questa mattina molti di noi hanno appreso la notizia facendo scorrere il dito su uno schermo. Con gli occhi ancora semichiusi, abbiamo poi afferrato un oggetto bianco e lo abbiamo acceso per saperne di più. Anche se, di più c'è poco da dire: Steve Jobs è morto questa notte, poche settimane dopo aver lasciato il testimone dell'azienda da lui fondata a Tim Cook. La Apple.

E lo schermo e l'oggetto bianco sovracitati sono i gingilli che lui ha portato nelle nostre case, fra le nostre mani. Li ha resi desiderabili, interessanti e con il tempo irrinunciabili. Ci ha portato ad avere uno spasmodico bisogno di qualcosa che fino a qualche anno fa la nostra mente non sarebbe stata neanche in grado di concepire. Ci ha insegnato che il design, l'eccellenza del design, può trasformare un dispositivo da smanettoni in un oggettino da esibire in giro con orgoglio. E poco importa se costa uno sproposito, è l'oggettino che ti porti dietro, che lucidi quando si sporca e che a volte ti sorprendi ad accarezzare.

Per molti di noi, quanti con l'informatica magari non hanno costantemente a che fare, l'amore per la Mela è esploso con l'iPod. Era il 2001 e l'industria discografica arrancava sotto il peso della pirateria digitale. La musica mobile era già entrata nei nostri cuori e nelle nostre orecchie con i walkman e i lettori cd portatili e il ritmo degli mp3 si faceva sempre più insistente. Steve ci ha visto giusto, anzi giustissimo. Non si è limitato a lanciare il lettore mp3 più bello (e costoso) del mercato, ma ha associato allo stesso un negozio online di canzoni, che su prodotti altre marche si rifiutavano di suonare e cantare. Il binomio fascino-utilità rende ancora oggi l'iPod, con tutte le evoluzioni del caso (Nano, Touch, ecc), il lettore mp3 per eccellenza con una quota di mercato che supera l'80%. Chi avesse ancora a casa il primo modello, un mattoncino in confronto a quelli odierni, riconoscerà come l'evoluzione sia stata rapida e la base fosse già molto innovativa.

Quando nel 2007 Jobs ha tolto il velo al primo e attesissimo iPhone c'era già gente pronta a metterci mani e portafoglio sopra praticamente a scatola chiusa. E ne aveva ben donde. Fino ad allora a farla da padrone era Nokia con la sua tastiera e il suo menù intuitivo. Ricordate il T9? No? Steve ve l'ha fatto dimenticare a suon di touch, icone, colori, giochi, applicazioni. Il cellulare, smartphone è il termine corretto, si è trasformato da telefonino che invia anche i messaggi in inseparabile compagno di giochi e condivisione. Un'estensione di braccio e orecchio dal quale ci si separa solo nel sonno, anche se c'è chi ammette di cercarlo nella notte agitando il braccio sul comodino. E' bello, è semplice e piace ad anziani e bambini. Poco importa se Samsung, Lg e compagnia bella hanno poi sputato fuori cloni alla velocità della luce, l'iPhone l'ha inventato Steve e adesso sono anche gli altri marchi a beneficiarne.

Non pago, il numero uno della Mela ha tentato il tutto per tutto nel 2010. Perché non rendere la fruizione su iPhone più grande e più agevole? Perché no? E' così che è nato iPad, per rispondere a un bisogno di clicca, cerca, scorri e condividi che prima del melafonino neanche esisteva. E se vogliamo dirla tutta neanche adesso esiste se abbiamo uno smartphone in tasca, un portatile nella borsa e un pc fisso a casa. Ma lui è bello, bello da morire e lo vogliamo a tutti i costi. Anche se per utilizzarlo dobbiamo inventarci momenti e necessità durante il giorno.

Prodotti questi che si esaltano ancor di più se collegati a un Macintosh, quella linea di computer che fino a qualche anno fa era definita "di nicchia". Adesso si storce un po' il naso per il prezzo, ma si fa di tutto per aggiudicarsene uno. E la motivazione è sempre la stessa: il design è sopraffino, il sistema operativo è semplice e intuitivo e la Mela ha un sapore sempre più cool.

Steve Jobs è morto e il timore è che quel sapore diventi negli anni sempre meno intenso. Che i suoi pur bravi eredi perdano di vista le priorità da lui dettate e si lascino trascinare dalle logiche di tutto il resto del mercato: prezzo competitivo e vastità di prodotti. Lui è, era, unico e se la Apple vuole proseguire con il suo successo deve rimanere tale.

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