Metti a Roma un Mal di Libri

06 ottobre 2011 
<p>Metti a Roma un Mal di Libri</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

I buoni libri danno dipendenza. A tutti i lettori è successo almeno una volta nella vita di non riuscire a smettere, di avere un libro per le mani che li assorbe completamente e dal quale è doloroso, se non impossibile, staccarsi. Un libro che è una porta su un altro mondo da richiudersi alle spalle, e varcata quella soglia non esiste più nulla: non esiste la fame, il freddo, la stanchezza, il sonno. I libri danno dipendenza, sono una malattia, ma a differenza di altre dipendenze il loro consumo smodato migliora la qualità della vita.

A dircelo - ma non serviva: lo sapevamo - è Chiara Di Domenico, organizzatrice di Mal di Libri, che si svolge a Roma l'8 e 9 ottobre al Forte Fanfulla, in via Fanfulla da Lodi (civico 5: è un portoncino, entrate, l'essenziale è invisibile agli occhi). «Una festa, non un festival» precisa. Una festa nata dal desiderio di stare insieme, «Perché i libri sono una passione, e passio in latino significa 'sofferenza'. Il mestiere dell'editoria è uno dei pochi che ti riguardano da quando ti alzi la mattina fino alla sera, quando ti metti a letto e leggi qualche pagina prima di addormentarti. Non puoi farne a meno, è una mania, un'ossessione».

Una festa che però non si gira dall'altra parte rispetto ai numerosi problemi da cui è afflitta l'editoria italiana, anzi: li affronta a viso aperto. «Abbiamo avuto la sensazione che non ci fosse un vero scambio di informazioni utili sul mondo dell'editoria: ci sono un sacco di domande che rimangono senza risposta, dai lettori che non riescono a trovare certi libri in libreria alle situazioni di precariato che non permettono alla gente che lavora di e nell'editoria di vivere del lavoro che si sono costruiti con formazione universitaria, tirocinio e praticantato, al mistero delle agenzie, e così via.

Mi sono accorta che trovarsi tutti in un posto aiuta a risolvere molti problemi: l'idea è di mettere insieme gli editori indipendenti con degli spazi espositivi, dove chiediamo loro di esserci e non di mandare degli standisti in modo da incontrare veramente i lettori. Questo crea consapevolezza nei lettori, aiuta a portarli in libreria e a insistere perché i libri vengano ordinati, fa sì che chi lavora nell'editoria indipendente si senta meno solo e sia motivato ad andare avanti nel suo lavoro, e aiuta anche a trovare soluzioni a problemi contingenti. Ci sono persone all'interno del mondo editoriale che hanno problemi di tipo contrattuale, e sono questioni molto delicate.

C'è ancora l'idea che se io parlo dei miei disagi sul lavoro non troverò mai più lavoro: c'è un senso di isolamento molto forte. Noi crediamo che se c'è un problema sul lavoro bisogna discuterne, non creando un conflitto ma creando soluzioni».

Non manca una strizzata d'occhio costruttiva nei confronti di chi, oltre che lettore, è anche scrittore o aspirante tale. «Ci sarà un incontro dedicato a chi vuole scrivere e vuole essere pubblicato, mettendo a disposizione un editor, gratuitamente, che leggerà i racconti e darà ai migliori delle dritte e una struttura di editing, in modo da renderlo idoneo alla pubblicazione. Faremo capire qual è il senso delle agenzie letterarie, che restano delle entità molto fumose. Tutte queste realtà che non si conoscono saranno qui per due giorni, a festeggiare insieme l'amore per i libri».

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